martedì 27 gennaio 2015

Acchiappa Colori.

Quanti tipi di esami possono esistere?
Se cerco su google, il magico motore di ricerca amico di tutti, mi da due risultati:
1. Prova cui vengono sottoposti gli aspiranti a un titolo di studio o a una licenza o a una qualifica professionale o a un impiego per accertarne il grado di preparazione e di maturità: e. scritto, orale; e. di ammissione, di idoneità, di laurea; dare, sostenere un e.
2. Valutazione fondata su un'osservazione diretta e circostanziata.
Ora, in questo periodo sono certa di aver dovuto sostenere entrambi  i tipi di esame, e non solo. Potrei persino dire di aver sostenuto un ULTERIORE esame. Ma non vi faccio spoiler. Cominciamo dal tipo 1.
Ah, gli esami universitari. Dovevano arrivare prima o poi. E sono arrivati, e con loro è arrivata la prima ondata generale di panico studentesco che proverò all'università.
In realtà, riflettendo oggettivamente sul panico generale, lo trovo un po' insensato. Voglio dire, al liceo eravamo abituati a sopportare ben peggio! Era come avere esami spezzettati durante l'intero semestre, mentre ora ne abbiamo uno unico. E' anche meglio teoricamente, ricordandosi le settimane tremende in cui mi trovavo con sette giorni di ansia tra verifiche, interrogazioni, valutazioni comportamentali ecc.
Ma dimenticavo che io ho detto OGGETTIVAMENTE e TEORICAMENTE. Nel momento in cui questi concetti vengono praticati alla mia persona si perde tutta la stupenda sensazione di libertà dagli obblighi liceali. Prima di tutto perchè al liceo ero obbligata a studiare tutto pezzo per pezzo, mentre all'università non lo sono. DOVREI farlo, ma ciò non significa che lo sono. Quindi mi sono ritrovata ad una settimana dall'inizio delle vacanze di natale con un leggero dubbio:
"Mmmh.. Forse dovrei cominciare a studiare.."
Per poi ritrovarmi con un periodo storico del Giappone da studiare che andava dal paleolitico al 1800, un corso di letteratura italiana che ho frequentato sì e no quattro volte e, soprattutto, tutta la grammatica giapponese scritta su quelle maledette slide di Pappalardo, bianco su nero.
Ora, potete immaginare già come siano andati.
Okay, storia l'ho passata con un discreto 24, ma giapponese mi aspetta alle porte dell'estate, con il suo sorriso sardonico. Italiano, per lo meno mi è andato meglio, con un bel 29.
Dopo aver detto tutto questo, aprirò un breve capoverso, qui, nero su bianco, intitolato:

I Buoni Propositi dell'Anno nuovo del nuovo Semestre. 
(Perchè un anno è troppo lungo per matenere i buoni propositi, accontentiamoci di un semestre)

1. Studiare tutto a micro pezzettini;
2. Non procrastinare;
3. ... NON PROCRASTINARE;
4. Avere più tempo per i miei genitori e per gli amici in Valle (li sto lasciando entrambi un po' in disparte);
5. Dedicarmi di più al disegno (lo so, non mi aiuterà a rispettare i buoni propositi 1, 2 e 3);
6. Informarmi più regolarmente di attualità/politica;
7. Dedicarmi al trash con Speciale. 

Sono troppo ambiziosa? Va be' dai, i primi tre punti posso anche lasciarli perd.. NO. No, Bea no. Cominciamo bene da subito, per favore. Quindi sì, gli esami sono stati decisamente un periodo nero. Di lati colorati ne ho avuti ben pochi, a parte forse un particolare verde brillante chiamato Speciale, Wasabi, Locale o Biscottato. 
Sì, ha parecchi soprannomi.
Come avrete letto, ho deciso di dedicarmi con lui al trash. E chi è più trash di un ragazzo con i capelli verde acido che ascolta il Pagante sapendo a memoria ogni strofa? A parte questo, Wasabi è diventato ufficialmente parte dei motivi per cui a Ca' Foscari mi sento davvero parte di un gruppo, come con il Campano, la Sicula e il Marchigiano. 
Grazie Locale.
Sia lui che il Campano e la Sicula sono venuti sulla neve, questo fine settimana. Era una situazione tragicomica; Tutto Monte Campione era ricoperto del candore della coltre di neve di gennaio, i suoni attutiti dai fiocchi morbidi che scendevano come ovatta, i quali rendevano difficile vedere qualsiasi cosa.. tranne quattro coloratissimi studenti di giapponese da tutt'Italia, che rumorosamente si rotolavano, si lanciavano palle di neve, si buttavano giù da un dirupo scosceso o facevano gare col bob. 
Cadendo rovinosamente, ovviamente.
Non so, non credo di aver mai visto il Campano così felice in quattro mesi che lo conosco. Immagino che non vivendo in montagna come me, per lui sia stata una bella novità, e sono felice quanto non mai di averlo reso così allegro.










Passiamo ora all'esame di tipo 2, ovvero, quello medico. Vi starete chiedendo come mai abbia fatto un esame medico. Ebbene miei cari lettori, non ho fatto UN esame medico, bensì, dal 5 gennaio ad oggi la mia vita sta diventando un continuo via vai dagli ospedali. Perchè? Lo dirò tutto d'un fiato. 
Ho rotto il braccio. 
Ah ha, lettore medio, stai ridendo. Sai quando riderai ancora di più? Quando ti avrò spiegato come, me lo sono rotto. Ora, essendo questo un processo particolarmente difficile da spiegare a parole, lo disegnerò. 



Ora è tutto chiaro. No? Pff, come siete pretenziosi. E va bene, vi spiegherò meglio.

Dunque, la prima macchinina verso sinistra sono io che esco da casa in retro, in forte pendenza. Dallo scarabocchio non sembra, ma è una manovra molto complessa e in media ci metto.. sette, sì, sette tentativi per uscire. Inoltre, perchè questa manovra esca, il cancello a scorrimento deve essere perfettamente aperto, cosa che il fatidico tre gennaio non era successo. Di conseguenza, dopo aver messo il freno a mano e controllato che la macchina reggesse, aprii la portiera e misi fuori il braccio per aprire il cancello. Ee, non ha retto. La macchina non ha retto, è andata indietro e il mio braccio (nel disegno, lo sgorbietto rosa) rimase incastrato tra la portiera e il cancello. Così, dopo aver tirato una serie di bestemmie piuttosto colorite, ho riacceso la macchina, ho messo la prima, tolto il freno a mano dopo aver liberato il povero arto, suonato all'impazzata finchè non è arrivato mio nonno. Prima, ha visto la portiera della macchina. Ha imprecato. Poi ha visto il mio braccio. Ha imprecato ancora, ma mi ha portato al pronto soccorso. 
Il mattino presto del giorno cinque gennaio subii la mia prima operazione. Tutto ciò che mi ricordo di quel momento sono tre cose: 
La prima, è un commento del chirurgo poco prima di riempirmi di calmante, il quale disse, a causa dell'instente beep del mio cuore che "El cor sbarbellava come la nédra en del l'acqua trobia", che nel mio dialetto significa che il mio cuore sbarbellava come un'anatra nell'acqua torbida.
Bello.
Così mi diedero una iniziale dose di calmante. Poco dopo entrò un'infermiera che disse, con fare concitato: "Oh, è morto Pino Daniele!"
Ora. Tralasciando che era un periodo che ascoltavo Pino Daniele, bisogna sapere che quando mia madre era incinta di me ascoltava ed era andata ad un concerto di P.N.  Quindi sono nata con lui. Nel momento in cui lui muore, PRIMA che io venga operata, mi viene un po' di coccolone. Quindi ho urlato tipo: "NO! Non può essere! NO!"
E giù con altro calmante. 
La terza e ultima cosa che mi ricordo è che, sebbene il mio braccio dovesse essere insensibile ed io mezza addormentata, sentì la prima incisione. Ridacchiai un po' è chiesi se fosse normale.
A questo punto mi hanno dato una dose massiccia di calmanti e nella mia mente c'è solo nero. Quando ho aperto gli occhi ho visto solo bianco (ero viva), e ho detto che Pino Daniele era morto, poi mi sono riaddormentata. 
Periodo bianco o nero, quindi, quello del braccio? Be', oserei dire che presto le il candore delle bende si è riempito dei colori delle firme, o dell'arcobaleno che mi sono fatta appositamente per il Trash and Chic dell'altra sera, quindi anche qui, i lati positivi ci sono a bizzeffe. Ora come ora il mio braccio sembra un magico arto bionico di un unicorno.

Arriviamo ora all'ultimo tipo di esame. Quello che non è descritto in nessun dizionario né italiano né giapponese, né tedesco né qualsiasi lingua. Ma che in realtà mi fa sentire esattamente come se stessi aspettando di sapere se questo maledetto esame l'avrò passato. Okay, lo dico. Sono solo due parole. Tolto il dente tolto il dolore, no?
Sono innamorata. 
Mannaggia a me e ai miei stupidi ormoni femminili del cavolo, sta volta è un maschio. Maledetto sia lui e il suo dannato accento. Ma ultimamente non posso negarlo, è anche grazie a lui che vedo tutto molto più colorato, e tutte le sfumature dei capelli di giapponese a Ca' Foscari non sono nulla in confronto. Davvero, ogni suo sorriso è come uno scoppio di allucinogeni nel mio cervello, che creano istantaneamente il trip più colorato e felice del mondo.
Anzi, dirò di più. Ultimamente la mia testa è così fricat e cap che mi sembra di avere una centrifuga in testa, e che nero, bianco e colorati siano mischiati, senza possibilità di dividersi più, anche se utilizzassi uno di quei portentosi acchiappa colori.

Di un’ultima cosa voglio parlare, prima di chiudere questo post, e purtroppo non è molto colorato, e renderà tutto un pochino più triste. Questa cosa era bianca e nera, e si chiamava Stringa. Mi sembrava giusto parlare di lei, la mia gatta, che non potrò più vedere ora.
E’ curioso. Il giorno in cui abbiamo seppellito Stringa ha cominciato a nevicare. Era da novembre che aspettavo la neve a Lovere eppure nevicò solamente quel giorno. Quasi a consolarmi. Quasi a dire “Ehi, guarda che non può essere tutto così nero, vedi?”
Lo so, lettori, sembrerà una cosa stupida e patetica che io scriva per il mio gatto morto ma non potete capire quanto mi mancherà vedere la sua coda ritta e il suo saluto ogni volta che arrivavo a casa dall’università, e mi mancherà averla sulla pancia mentre leggevo, e sentirla spostare sui piedi dopo un po’ che avevo spento la luce, perché – lo so, sembra assurdo – aspettava che mi addormentassi. Mi mancherà sentirla galoppare per il salotto facendo friiiiiiii, e mi mancherà il suo saggio sguardo felino che ha vissuto dieci anni.
E’ curioso. Il giorno in cui abbiamo seppellito Stringa nevicava e non pensavo avrei trovato neanche un fiorellino da mettere sulla terra smossa. Invece, proprio lì accanto, c’era un cespuglio mezzo secco di ortensie. Era tutto, completamente rinsecchito. A parte un solo mazzetto di fiori, rosa. Un rosa pallido, ma che stagliava con forza contro il pallore della neve. Come a dire:
“Ehi, guarda che non è mai tutto o bianco o nero. Andrà tutto bene, ci sarà sempre un mazzetto di ortensie rosa pallido che ti tirerà su in qualsiasi situazione.”.

mercoledì 17 dicembre 2014

Daily Photos in Venice.











Stream of Consciousness da Casa alla Stazione.

Ah, ecco cos'era quel rumore, la sveglia. Freddofreddofreddo, ma ancora dieci minuti dai.. No, non "annulla", "posticipa", aaah, di nuovo al caldo sotto le coperte.  
Ah, ecco cos'era quel rumore, la sveglia.
Freddofreddofreddo, okay ora mi devo proprio preparare. No dai, cinque minuti.. No, non "annulla", "posticipa", aaah di nuovo al caldo sotto le coperte.
Ah, ecco cos'era quel rumore, la sveglia.
Freddofreddofreddo, okay ora mi devo preparare SUL SERIO. Ecco, sono in ritardo. Brava Bea complimenti. Metto i vestiti sulla stufa così si scaldano. La la la mi lavo i denti.. Eh?! Cos'è quello? Un nuovo brufolo?! Ma la pubertà non era finita? Oddio ma non è che i vestiti sulla stufa si bruciano? Meglio toglierli. Dov'è l'eyeliner? Mah, quasi quasi li appoggio sul calorifero. Dove diavolo è l'eyeliner? Eppure l'avevo messo al suo posto!  Ah, eccolo infatti al suo posto. Okay la prima riga faaatta, ora devo fare la seconda, spero che mi esca uguale.. Ah, no, è un po' più sottile. Ora è troppo grossa. Ora l'altra è troppo grossa. Fanculo, mica lo noteranno gli altri. Oddio o vestiti sulla stufa!! Tutto okay, meno male. Aaaaah, ma come sono caldini. Che ore sono? Okay sono in tempo. Mh, allora oggi che libri porto? Grammatica sì. Anche esercizi. Va be', kanji è meglio che lo porti. Dai, li porto tutti. Mh, meglio mettere anche un libro da leggere, non si sa mai, potrei avere dei buchi. E se mi annoia? Mettiamo anche un fumetto. Qualcosa da mangiare.. Sì, ma anche qualcosa di dolce. Oh, meglio portarsi anche il beautycase. Oddio, dimenticavo il portafoglio, mannaggia a questa borsa che non si chiude.. E chiuditi! Togliamo le cose, ecco, ora le rimetto, ecco ora si chiud.. no. Oh! Si è chiusa. Che ore sono? Merda, ritardo. Okay,ora esco, la giacca la giacca la giacca... La sciarpa la prendo? Meglio di sì, il cappello? Meglio di sì. Dov'è il cappello? Okay, non prendo il cappello. Che ore sono? Merdamerdamerda devo uscire. Apro il garage, apro il cancell..Cazzo le chiavi! Chiavi prese. 

Finalmente in bici. Che ore sono? Dovrei farcela. Ho fatto bene a mettere la sciarpa, fa freschino. Devo pedalare più veloce. Ho fatto male a mettere la sciarpa, so morendo di caldo. Devo togliermi la sciarp.. ah! Cado! No, tutto okay. Penso che terrò la sciarpa. Cosa fa quello?? Ma la gente non sa guidare al mattino? Ops, forse sono contromano. Ore? Tutto okay, ritardo recuperato. Non rallentare il ritmo Bea. Ah, oggi mi doveva venire il ciclo? Porca miser.. SEMAFORO VERDE! Daidaidai che lo raggiung.. rosso. Eh, va be', tanto questo cambia in fretta. Ho fame. Mh, quasi quasi mangio una barretta ai cereali. Buona, devo dire a Elena di comprarne altre, sono proprio buone questVERDE! Corricorricorri ora devo attraversare le striscepullmanmacchinamacchinapullman ah, grazie! S'è fermato. Ma tutti questi pedoni del cazzo?? Ma porcodiquelpinocchioddio, c'è il marciapiede VUOTOVUOTOVUOTO! Ora mi tocca ad andare nella corsia dei taxi. Eh, cosa ti arrabbi tassista del cavolo? Ma guarda te, io rischio la vita a causa dei pedoni e questo ha pure da urlarmi contro. Facheilmiopostosialiberofacheilmiopostosialibero.. SI'! Libero! Chiavichiavichiavi... Un lucchetto qui, un lucchetto lì.. Ecco fatto! Che ore sono? Dieci minuti. NON AVRETE I MIEI SOLDI, SAVE THE CHILDREN. Che ore sono? Sette minuti. Faccio a tempo a prendere un caffè? E provammose. Un euro e trenta? Sono una studentessa, perdio. AH; CAFFE', VITA MIA. Caldino. Correrecorrere! Aiuto! Mandria di pendolari selvatica appare! Bea usa fuga. Da qui non si scappa! Bea usa forza (e spintona con forza l'avversario)!. Bea una attacco rapido (e sale con energia le scale del sottopassaggio). Oh, guarda, il mio treno arriva insieme a me. Con quest'aria che mi scompiglia i capelli, il caffè da pendolare e l'aria un po' smarrita devo essere una figa. Bitches. 
Okay, non troverò mai posto. Eeeeee, infatti meglio rimanere in piedi. CAFFE'. Mmh, ascolto la musica? Nah, non ho voglia, anche se potrei ascoltare quella canzone che mi ha fatto sentire il Campano.. Naaah. Oh, idea! Scriverò un post sul mio blog!

lunedì 15 dicembre 2014

Lunghezze D'onda

Quale titolo migliore per inaugurare i miei post dalla strepitosa postazione di *rullo di tamburi* Venezia?
Esatto, miei numerosissimi e amatissimi lettori. Alla fine la mia scelta è caduta su Venezia e, in particolar modo, su Giapponese. Anche se soddisfa solo due dei miei obbiettivi (Li e Via) ho pensato di continuare la strada linguistica che avevo intrapreso al liceo e questa scelta per ora non mi sta deludendo. Innanzi tutto perché sia la lingua che la cultura giapponese mi hanno sempre affascinato, anche se la lingua si sta dimostrando FOTTUTAMENTE difficile, davvero, in confronto il tedesco è una bazzecola (a proposito del tedesco, non lo sto più studiando, ma ho deciso che dall'anno prossimo do almeno un esame di tedesco, così mi tengo allenata e mi levo dalle scatole sei dei crediti a scelta). Inoltre, devo ammettere che uno dei motivi principali per cui amo la mia facoltà è la compagnia.
Ora, ogni tanto mi sveglio al mattino e penso: "Ma avrò fatto la scelta giusta? Non è che mi sto pentendo di avere fatto lingue al posto di arte?" Ebbene miei cari amici, mentirei se dicessi che un po' mi pento. Ma mentirei anche se dicessi che se avessi fatto arte, non mi sarei pentita di non aver fatto lingue.
Ah, quel mio vecchio problema con le scelte (Vd. Dilemma del Cioccolatino, Ottobre 2012 N.d.A.)
C'è però una cosa che mi rende pseudo sicura della mia scelta, e queste sono le persone. Lo so, lo so, avevo detto di odiare le PERSONE, e infatti è così. Tuttavia, qui mi trovo sorprendentemente bene. Voglio dire, nessun senso di disagio, nessun "sentirsi fuori posto", wow. Era dalle elementari che quel senso di inadeguatezza a contatto con le PERSONE non se ne andava. Un giorno della scorsa settimana pensandoci mi sono realmente commossa e messa a piangere, e questo dovrebbe farvi capire quanto fuori di testa siano i miei colleghi universitari, o come direbbe uno dei miei collegucci, Fricat e Cap (che appunto vuol dire fuori come un citofono), per farmi sentire a mio agio in mezzo a loro. Già esteticamente si capisce questa cosa dal fatto che non sono più l'unica scema con i capelli arcobaleno.
Quindi ho deciso, mi impegnerò al massimo anche per preservare questo stato di contatto umano che si è impadronito di me. Può sembrare una motivazione futile, ma fanculo, per una volta sto bene, mi impegnerò per continuare a stare bene.

La cosa migliore delle PERSONE (e deve essere letto con un cipiglio un po' incazzoso: PERSONE) che ho conosciuto in uni, è che vengono un po' da tutt'Italia, e questo, oltre ad evitare la prematura formazione di gruppetti e quindi ad obbligarci a socializzare tra noi, mi ha fatto scoprire un tipo di persone nuove: quelle del sud Italia. 
Lo so, lo so. Può suonare razzista. Ma datemene atto, non sono mai stata così bene come con delle persone del sud. Può essere solo una coincidenza, davvero, non voglio fare nessun tipo di discriminazione, lo sapete tutti che odio le discriminazioni, ma prima di adesso non avevo mai passato così tanto tempo con ragazzi meridionali (sono vissuta in Valle Camonica, e checcazzo), e sono così calorosi rispetto agli abitanti della mia valle di lacrime!
Mi sento sempre più terrona inside.

Oltretutto, con quattro di questi ho anche formato un gruppo un po' più ristretto ma con cui mi trovo benissimo. Le cose che più mi piace di loro è che non si lasciano spaventare/schifare facilmente davanti alle sfide e alle difficoltà, che sono tutti fricat e capa, che hanno tante cose da raccontare sui posti dove vivono (e che andrò sicuramente a visitare un giorno OHOHO) e che hanno un accento magnifico. Sono due ragazzi, uno marchigiano e uno campano, e una ragazza siracusana. 
Amo definitivamente l'accento del Campano.


Da sinistra verso destra: il Machigiano, il Campano, io, la Siracusana.

Ora, detto tutto ciò, vorrei aprire un breve capoverso intitolato: 

Relazioni Ritmiche

Immersa in questa mia nuova vita universitaria la musica non ha mai avuto un'importanza così forte come ha adesso (soprattutto le canzoni dei Red Hot Chili Peppers). Sono arrivata a pensare che ogni relazione che intreccio nella mia vita sia come ballare qualcosa con la persona direttamente interessata. Ora, il ritmo della relazione, relativamente facile all'inizio, va sempre più complicandosi e velocizzandosi, e il compito di ogni membro relazionale è quello di mantenere i due ritmi compatibili tra loro.
Facciamo un esempio: Abbiamo detto che in una relazione il ritmo di partenza è semplice, ma bisogna comunque fare attenzione a partire con il piede giusto, altrimenti tutta la danza in sé non sarà mai organizzata, ma uscirà una cosa tutta scombinata e inascoltabile. Tuttavia partire nel modo giusto è solitamente un processo che non riscontra grandi problemi. I primi passi possono magari essere un po' incerti, ma poi magari cominci a prendere il ritmo, e all'inizio questo  un ritmo regolare, magari non troppo veloce, piacevole. Andando più a fondo in una relazione il ritmo comincia a riscontrare irregolarità, cambiamenti (anche repentini) di velocità, inversioni di rotta ecc;
Ecco, qui, secondo me, entra in gioco la lunghezza d'onda. 
Tu potrai impegnarti quanto vuoi, potrai allenarti, cercare persone che hanno lo stesso ritmo di quella con cui stai ballando, ma se non avete la stessa lunghezza d'onda, la relazione rimarrà una relazione superficiale, ballata su ritmi semplici; non necessariamente spiacevoli, anzi, ma semplici. 
Ma quando davvero, e dico davvero, ti trovi sulla stessa lunghezza d'onda della persona con cui danzi, allora BOOM, che soddisfazione, tu capisci, quella capisce, e il ballo diventa sempre più vorticoso, più complesso, i passi più veloci, più numerosi, e ballerai, ballerai finchè i piedi non ti faranno male, ma non ti importerà perchè ti starai divertendo come un pazzo, e non ti dovrai neppure sforzare più di tanto per mantenere quel tenore di ritmo.
Certo, non è che una relazione debba sempre mantenere un ritmo così stancante. Ci sono anche i momenti di calma, in cui magari si rallenta un attimo. Può darsi anche che il momento in cui i due ritmi si sono sposati così bene l'uno con l'altro sia stato solo un attimo, e che ora uno cerchi una polka e uno una salsa merengue. E naturalmente non dev'essere solo una cosa a due, esistono i balli di gruppo. 

Badate bene lettori, qui non sto facendo nessun riferimento sessuale, sto solo parlando di relazioni, che possono essere di qualsiasi tipo. 
Però, non lo so, a volte penso che se delle lunghezze d'onda si incontrano così bene l'una con l'altra, potranno avere anche dei periodi di bonaccia, ma sarà sempre una gioia quando esse si rincontreranno e potranno ballare qualcosa insieme, anche uno di quei balli dell'estate stupidi. 

Senza cambiare discorso, ieri il Campano, la Siracusana e io siamo andati ad un festival dell'Oriente che si teneva a Padova, dove mi trovo ora a vivere (faccio la pendolarina :3) . Guarda caso, là ho trovato un esempio perfetto di quello che ho appena descritto qua sopra, ovvero un gruppo di uomini e donne che insieme suonavano i Taiko, i tamburi tradizionali giapponesi. Ora, ogni suonatore, non solo doveva preoccuparsi di ascoltare se lui stesso stava andando a ritmo, ma doveva preoccuparsi di ascoltare anche gli altri. Il tutto accompagnato da una serie di movimenti sincronizzati fra loro. Ho trovato il concerto molto affascinante in sé, anche solo per la bravura dei membri del gruppo - i Masa Taiko - e per il fatto che adoro quando il suono vibrante del tamburo ti fa tremare la cassa toracica e si impadronisce del tuo battito cardiaco, ma anche per il fatto che riassumeva perfettamente quello che avevo pensato alcuni giorni prima, ovvero il teorema delle R. R.; Relazioni Ritmiche. 

Naturalmente, tutto questo rumore, per quanto possa essere musica, rimane rumore. Anche se faccio l'uni ormai da tre mesi (caspita, sono già TRE mesi), sono ancora un po' scombussolata, e ogni tanto mi sembra di tornare alle medie dai valzer ormonali che infuriano nella mia testa. Se potessi descrivere la mia testa con una canzone direi Toxicity dei SOAD, soprattutto nella parte in cui il cantante urla "disorder" come un pazzo schizzato.
Nu bordell.
Ma anche se a volte vorrei girare la rotellina del volume nella mia testa per godermi un po' di silenzio, in fondo non mi posso lamentare più di tanto.
Questa canzone mi piace. 

Anche se non c'entra per niente posto le mie nuove foto macro, questo è l'unico spazio in cui le voglio condividere. 



















martedì 18 marzo 2014

Futurismo in Ferrovia.

Salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere fischio del capo treno salire scendere salire scendere salire scendere il treno in arrivo da Milano e diretto a Venezia Santa Lucia è in arrivo salire scendere salire scendere il treno in arrivo da Milano e diretto a Venezia Santa Lucia è in ritardo di dieci minuti ci scusiamo per il disagio salire scendere salire scendere beep della macchinetta obliteratrice  salire scendere salire scendere salire scendere inserire i contanti tonp tonp tonp passi tonp tonp tonp  salire scendere salire scendere  il treno in arrivo da Milano e diretto a Venezia Santa Lucia è in ritardo di venti minuti ci scusiamo per il disagio salire scendere salire scendere salire scendere beep tonp tonp tak tak scarpe con il tacco fschhh qualcuno ha aperto una bottiglietta di acqua frizzante  salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere arrivederci e grazie! kling cassa che si chiude  salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere il treno in arrivo da Milano e diretto a Venezia Santa Lucia è in ritardo di trenta minuti ci scusiamo per il disagio salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere beep tonp tonp tak tak brrllbrrllbrrll valigie che rullano e rotolano sulle mattonelle bambini che piangono crakcrk patatine mangiate salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere fischio del capo treno iiiiiiiiiii treno che frena allontanarsi dalla linea gialla  salire scendere salire scendere salire scendere il treno in arrivo da Milano e diretto a Venezia Santa Lucia è in ritardo di quaranta minuti ci scusiamo per il disagio imprecazione salire scendere salire scendere salire scendere salire scendere.
Scendo dal treno. Il sole mi colpisce negli occhi e i capelli mi svolazzano ovunque, non riesco a tenerli in ordine le valigie sono troppo pesanti.


lunedì 10 febbraio 2014

Come la valvola della ruota di una bicicletta.

Questo post sarà breve e conciso, uno sfogo.

Inizio dicendo che un po' di te tempo fa, io e mio nonno (a cui per altro voglio molto bene) abbiamo avuto una discussione piuttosto accesa sulle polemiche svolte a Putin riguardo la sua politica omofobica, in occasione delle recenti olimpiadi invernali svoltesi a Sochi, in Russia. Normalmente non rispondo alle sue critiche al mondo lgbt, anche perchè lui non sa che mi piacciono anche le donne, ma la butto sul ridere, dichiarandomi alle volte persino d'accordo con lui. Ma l'altro giorno, dopo una frase così stupida, non ho potuto che ribattere, anche ridendo. E, si sa, una cosa tira l'altra (come per esempio: questo post doveva essere molto più corto) e alla fine abbiamo finito per litigare.
Fatto sta che oggi mia nonna, la consorte del nonno, mi porge un ritaglio di un articolo di giornale (Libero) i quale affermava con uno stile di scrittura piuttosto ironico e tagliente che google, con il suo doodle arcobaleno, e la frase: "La pratica dello sport è un diritto dell’uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play"  faceva "propaganda omossesualistica" (cito testualmente) a favore della "comunità lgbt, ovvero la comunità di sodoma dalle lesbiche ai transessuali". Rido per non piangere. Piangerei, davvero. Ma non per quello che c'è scritto, no. Non perchè la "comunità di sodoma" viene considerata una specie di setta di conversione che sfrutta la "campagna omossesualistica", no.
Piangerei, perchè purtroppo a questo mondo c'è gente che CREDE davvero a quello che c'era scritto su quella pagina. Piangerei, perchè mio nonno ha 82 anni, e anche se è brutto da dire, il suo voto durerà ancora relativamente poco,  ma c'è chi ne ha 18, 19 o 20 di anni, e ci crede. Piangerei, perchè tutti dicono "Ma sì, ma oggi i gay hanno gli stessi diritti degli etero, non è come in passato." "Ma cosa vogliono di più quei froci?" "Sposarsi?! Ma cosa c'entra il matrimonio!".
Piangerei, perchè finchè non ci sei dentro non capisci. Non capisci che brutto è, quando fai coming out, e anche quelli che ti dicono "Ah, a me non cambia nulla che tu sia etero o no.", anche con le migliori intenzioni possibili, cambiano il loro atteggiamento. Non capisci quanto è brutto quando i tuoi amici parlano di "affari di coppia" e ti dicono: "Ah, ma tu sei lesbica, cosa puoi capire." Loro possono parlare del loro amore, anche del sesso, tu no, perchè, onestamente, a loro non importa. Non capisci quanto è brutto che non capiscano che io non voglio essere "lesbica", ma solo quella che sono. E io sono innamorata. E per adesso lo sono di una donna. Magari un giorno lo sarò di un uomo, chi lo sa, lo sono stata. Potrei esserlo di una donna di nuovo, ma QUESTO, non vi autorizza a piazzarmi delle etichette, non vi autorizza a piazzarle a nessuno.
Facile dire:
"Io non sono razzista, ma."
"Io non sono omofobo, ma."
Perchè questo succede con tutte le minoranze sociali. Facile usare i luoghi comuni. Facile dire che i rom rapiscono i bambini, che i gay sono checche e che le donne devono stare in cucina. Ma non è così. Nulla è come viene descritto, altrimenti, italiani, sareste un popolo di mafiosi, mangia-pizza-e-spaghetti, bunga-bunga. Iniziate a rendervi conto che NON esiste un gruppo di appartenenza, una razza, una classe, esistete VOI. Tu, unico con i tuoi pregi e i tuoi difetti, tu, etero o gay, ma neanche, perchè mettere un'etichetta?
Tu.
Sei come sei.
E di certo, io sono una donna, ma non andrò in cucina se non vorrete morire avvelenati.

Ecco, questo doveva essere un post breve e di sfogo, ma mi sono distratta ed è uscito tutto d'un colpo, come l'aria dalla valvola di una ruota di una biciletta. Ed è diventato un post di sfogo mediamente lungo.
Ma tutto quello che volevo dire l'ho finalmente detto.

giovedì 30 gennaio 2014

Non saprei proprio che titolo dare a questo post (ma, così facendo, l'ho deciso).

NON LO SO.
Una semplice frase, composta da tre altrettanto semplici parole monosillabiche. Come può una frase tanto semplice creare così tanti problemi.
E' come un batterio, un virus unicellulare. minuscolo, ma letale.
E' come fare un disegno per cui ti impegni tanto, disegni disegni disegni, poi lo guardi e ti fa schifo. Lo guardi, ma non riesci a capire cosa c'è che non va. Saranno le proporzioni? Sarà il chiaro scuro? Sarà che come al solito ho disegnato le mani al contrario? (piccolo sfogo sulle mani: tendo a disegnare sempre la mano come se fosse girata al contrario rispetto a come dovrebbe essere, anatomicamente parlando).
La risposta però è sempre la stessa.
Non lo so.
Maledetta insicurezza. Il problema è che questa frase, questa dannata, piccola, trisillabica sentenza si sta ripetendo fin troppe volte nella mia testa. Voglio dire, ho sempre avuto la tendenza ad auto analizzarmi, o come si suol dire: a farmi-delle-stra-maledette-seghe-mentali, ma prima o poi una conclusione arrivava sempre. Invece ora, niente. Nulla. Non una conclusione, non uno scioglimento.
Certo, sono cambiate e stanno cambiando un sacco di cose: la scuola, le amicizie, i colore dei miei capelli..
A proposito, sol fronte scuola ci sono delle novità, forse. E sarebbe anche auspicabile considerando che sono passati sei mesi dall'ultimo post, e nel frattempo non solo è cominciata la scuola, ma ho fatto a tempo a finire (quasi) il primo quadrimestre e ad andare a Londra con la scuola una settimana (*w*) ma di questo parleremo più tardi.
Iniziamo con l'agognato argomento università. A proposito di ciò aprirò un breve capitolo intitolato:

Non Lo So.

Che sorpresa eh?
Allora, mentirei se dicessi che non ho fatto progressi nello schiarirmi la mente. Diciamo che non sono decisamente sicura al 100%, ma siamo ad un buon 70%, o se proprio 68%. Premettiamo che più vado avanti nella mia carriera scolastica più mi rendo conto di due cose: primo, voglio SAPER disegnare. Ce l'ho nel sangue, non è una di quelle passioni passeggere, io voglio disegnare da ché ricordo. Ora, potrà anche sembrare una cosa poco modesta da dire, ma è così. E se non lo farò mi sentirò per tutta la vita come se avessi bruciato una possibilità, come se non ci avessi neppure provato. Secondo: non ho neanche intenzione di buttare via le lingue. Quindi, come si può vedere, ho messo in primo piano Li e Di (LIngue e DIsegno) e lasciato un po' in disparte Via e Fo (VIAggi e FOtografia), anche se in realtà Via e Li sono legati, se non strettamente, almeno un po'. Per cui l'unico a rimetterci veramente qui è Fo.
Povero, povero Fo.
Tuttavia (e ora smentisco tutto ciò) forse potrei aver trovato la soluzione per mettere da parte il meno possibile tutti e quattro i miei pargoletti FoDiLiVia. Questa sarebbe: ABA di Verona (ABA sta per accademia delle belle arti).
Boom. Vi starete dicendo: "Ma come!" "No, non può farlo!" "Getterà ai broccoli l'inglese e il tedesco!" "Ommioddio la mia vita ha perso ogni significato!" No! Non disperatevi mie cari ed amati lettori, le lingue saranno salve perchè sembrerebbe (e ripeto: sembrerebbe) che la'accademia a Verona sia un po' più "aperta" alle altre materie e permetta lo studio anche di quelle al di fuori dell'ambito artistico (e io ovviamente aggiungerei matematica e fisica al mio corso di studi) (naaah, scherzavo, inglese e tedesco, non so se avevate capito la burla).
Sarebbe perfetto, no? Già, ora però bisogna solo verificare che QUESTO non sia tutto una burla, e che si possa davvero fare quello che mi piacerebbe, e che metterebbe inseme FoDiLiVia.
Ma ora chiudiamo anche questo mini capitolo.
Piuttosto, parliamo di Londra. Una parola:
LONDRA.
Cioè, non ci sono altre maniere per descriverla. Sarebbe come descrivere Tuebingen. Una parola: Tuebingen. Ma se devo proprio lo dirò: Londrà è una città piena, frenetica, meravigliosamente colorata, piena di diversità, e, se proprio devo dirlo, un tantino sopravvalutata. Londra è luminosa e luccicante come una palla stroboscopica in una discoteca durante  la notte, sonnacchiosa e sporca come una discoteca di giorno. Luminosa, ma senza sole, il bianco delle nuvole inonda tutto ciò che vedi, e nei pochi momenti in cui un raggio di sole riesce faticosamente a sbucare dalla coltre greyish, tutto pare assumere una bellezza nuova. La gente non fa caso a te, ti ignora. La gente non fa caso a te, ti rispetta.
Londra è una città specchio, come quasi tutte le grandi città, ma Londra lo fa in modo più sottile, più sublime anche.
Detto ciò, la nostra famiglia (mia di Laura e Federica) era dolce e carina, e avevano un cane, Benji. Abbiamo avuto degli ottimi rapporti e (cosa molto importante) il cibo era squisito. Grazie, Helina (se si scrive così). Ora, posterò le foto che mi piacciono di più del viaggio qua sotto.
Avrei voluto postarle tutte.
Ma sono 445.


























 Ebbene sì. Ho visto un Dalek a Londra.