Quanti tipi di esami possono esistere?
Se cerco su google, il magico motore di ricerca amico di tutti, mi da due risultati:
1. Prova cui vengono sottoposti gli aspiranti a un titolo di studio o a una licenza o a una qualifica professionale o a un impiego per accertarne il grado di preparazione e di maturità: e. scritto, orale; e. di ammissione, di idoneità, di laurea; dare, sostenere un e.
2. Valutazione fondata su un'osservazione diretta e circostanziata.
Ora, in questo periodo sono certa di aver dovuto sostenere entrambi i tipi di esame, e non solo. Potrei persino dire di aver sostenuto un ULTERIORE esame. Ma non vi faccio spoiler. Cominciamo dal tipo 1.
Ah, gli esami universitari. Dovevano arrivare prima o poi. E sono arrivati, e con loro è arrivata la prima ondata generale di panico studentesco che proverò all'università.
In realtà, riflettendo oggettivamente sul panico generale, lo trovo un po' insensato. Voglio dire, al liceo eravamo abituati a sopportare ben peggio! Era come avere esami spezzettati durante l'intero semestre, mentre ora ne abbiamo uno unico. E' anche meglio teoricamente, ricordandosi le settimane tremende in cui mi trovavo con sette giorni di ansia tra verifiche, interrogazioni, valutazioni comportamentali ecc.
Ma dimenticavo che io ho detto OGGETTIVAMENTE e TEORICAMENTE. Nel momento in cui questi concetti vengono praticati alla mia persona si perde tutta la stupenda sensazione di libertà dagli obblighi liceali. Prima di tutto perchè al liceo ero obbligata a studiare tutto pezzo per pezzo, mentre all'università non lo sono. DOVREI farlo, ma ciò non significa che lo sono. Quindi mi sono ritrovata ad una settimana dall'inizio delle vacanze di natale con un leggero dubbio:
"Mmmh.. Forse dovrei cominciare a studiare.."
Per poi ritrovarmi con un periodo storico del Giappone da studiare che andava dal paleolitico al 1800, un corso di letteratura italiana che ho frequentato sì e no quattro volte e, soprattutto, tutta la grammatica giapponese scritta su quelle maledette slide di Pappalardo, bianco su nero.
Ora, potete immaginare già come siano andati.
Okay, storia l'ho passata con un discreto 24, ma giapponese mi aspetta alle porte dell'estate, con il suo sorriso sardonico. Italiano, per lo meno mi è andato meglio, con un bel 29.
Dopo aver detto tutto questo, aprirò un breve capoverso, qui, nero su bianco, intitolato:
I Buoni Propositi dell'Anno nuovo del nuovo Semestre.
(Perchè un anno è troppo lungo per matenere i buoni propositi, accontentiamoci di un semestre)
1. Studiare tutto a micro pezzettini;
2. Non procrastinare;
3. ... NON PROCRASTINARE;
4. Avere più tempo per i miei genitori e per gli amici in Valle (li sto lasciando entrambi un po' in disparte);
5. Dedicarmi di più al disegno (lo so, non mi aiuterà a rispettare i buoni propositi 1, 2 e 3);
6. Informarmi più regolarmente di attualità/politica;
7. Dedicarmi al trash con Speciale.
Sono troppo ambiziosa? Va be' dai, i primi tre punti posso anche lasciarli perd.. NO. No, Bea no. Cominciamo bene da subito, per favore. Quindi sì, gli esami sono stati decisamente un periodo nero. Di lati colorati ne ho avuti ben pochi, a parte forse un particolare verde brillante chiamato Speciale, Wasabi, Locale o Biscottato.
Sì, ha parecchi soprannomi.
Come avrete letto, ho deciso di dedicarmi con lui al trash. E chi è più trash di un ragazzo con i capelli verde acido che ascolta il Pagante sapendo a memoria ogni strofa? A parte questo, Wasabi è diventato ufficialmente parte dei motivi per cui a Ca' Foscari mi sento davvero parte di un gruppo, come con il Campano, la Sicula e il Marchigiano.
Grazie Locale.
Sia lui che il Campano e la Sicula sono venuti sulla neve, questo fine settimana. Era una situazione tragicomica; Tutto Monte Campione era ricoperto del candore della coltre di neve di gennaio, i suoni attutiti dai fiocchi morbidi che scendevano come ovatta, i quali rendevano difficile vedere qualsiasi cosa.. tranne quattro coloratissimi studenti di giapponese da tutt'Italia, che rumorosamente si rotolavano, si lanciavano palle di neve, si buttavano giù da un dirupo scosceso o facevano gare col bob.
Cadendo rovinosamente, ovviamente.
Non so, non credo di aver mai visto il Campano così felice in quattro mesi che lo conosco. Immagino che non vivendo in montagna come me, per lui sia stata una bella novità, e sono felice quanto non mai di averlo reso così allegro.
Passiamo ora all'esame di tipo 2, ovvero, quello medico. Vi starete chiedendo come mai abbia fatto un esame medico. Ebbene miei cari lettori, non ho fatto UN esame medico, bensì, dal 5 gennaio ad oggi la mia vita sta diventando un continuo via vai dagli ospedali. Perchè? Lo dirò tutto d'un fiato.
Ho rotto il braccio.
Ah ha, lettore medio, stai ridendo. Sai quando riderai ancora di più? Quando ti avrò spiegato come, me lo sono rotto. Ora, essendo questo un processo particolarmente difficile da spiegare a parole, lo disegnerò.
Dunque, la prima macchinina verso sinistra sono io che esco da casa in retro, in forte pendenza. Dallo scarabocchio non sembra, ma è una manovra molto complessa e in media ci metto.. sette, sì, sette tentativi per uscire. Inoltre, perchè questa manovra esca, il cancello a scorrimento deve essere perfettamente aperto, cosa che il fatidico tre gennaio non era successo. Di conseguenza, dopo aver messo il freno a mano e controllato che la macchina reggesse, aprii la portiera e misi fuori il braccio per aprire il cancello. Ee, non ha retto. La macchina non ha retto, è andata indietro e il mio braccio (nel disegno, lo sgorbietto rosa) rimase incastrato tra la portiera e il cancello. Così, dopo aver tirato una serie di bestemmie piuttosto colorite, ho riacceso la macchina, ho messo la prima, tolto il freno a mano dopo aver liberato il povero arto, suonato all'impazzata finchè non è arrivato mio nonno. Prima, ha visto la portiera della macchina. Ha imprecato. Poi ha visto il mio braccio. Ha imprecato ancora, ma mi ha portato al pronto soccorso.
Il mattino presto del giorno cinque gennaio subii la mia prima operazione. Tutto ciò che mi ricordo di quel momento sono tre cose:
La prima, è un commento del chirurgo poco prima di riempirmi di calmante, il quale disse, a causa dell'instente beep del mio cuore che "El cor sbarbellava come la nédra en del l'acqua trobia", che nel mio dialetto significa che il mio cuore sbarbellava come un'anatra nell'acqua torbida.
Bello.
Così mi diedero una iniziale dose di calmante. Poco dopo entrò un'infermiera che disse, con fare concitato: "Oh, è morto Pino Daniele!"
Ora. Tralasciando che era un periodo che ascoltavo Pino Daniele, bisogna sapere che quando mia madre era incinta di me ascoltava ed era andata ad un concerto di P.N. Quindi sono nata con lui. Nel momento in cui lui muore, PRIMA che io venga operata, mi viene un po' di coccolone. Quindi ho urlato tipo: "NO! Non può essere! NO!"
Bello.
Così mi diedero una iniziale dose di calmante. Poco dopo entrò un'infermiera che disse, con fare concitato: "Oh, è morto Pino Daniele!"
Ora. Tralasciando che era un periodo che ascoltavo Pino Daniele, bisogna sapere che quando mia madre era incinta di me ascoltava ed era andata ad un concerto di P.N. Quindi sono nata con lui. Nel momento in cui lui muore, PRIMA che io venga operata, mi viene un po' di coccolone. Quindi ho urlato tipo: "NO! Non può essere! NO!"
E giù con altro calmante.
La terza e ultima cosa che mi ricordo è che, sebbene il mio braccio dovesse essere insensibile ed io mezza addormentata, sentì la prima incisione. Ridacchiai un po' è chiesi se fosse normale.
A questo punto mi hanno dato una dose massiccia di calmanti e nella mia mente c'è solo nero. Quando ho aperto gli occhi ho visto solo bianco (ero viva), e ho detto che Pino Daniele era morto, poi mi sono riaddormentata.
Periodo bianco o nero, quindi, quello del braccio? Be', oserei dire che presto le il candore delle bende si è riempito dei colori delle firme, o dell'arcobaleno che mi sono fatta appositamente per il Trash and Chic dell'altra sera, quindi anche qui, i lati positivi ci sono a bizzeffe. Ora come ora il mio braccio sembra un magico arto bionico di un unicorno.
Arriviamo ora all'ultimo tipo di esame. Quello che non è descritto in nessun dizionario né italiano né giapponese, né tedesco né qualsiasi lingua. Ma che in realtà mi fa sentire esattamente come se stessi aspettando di sapere se questo maledetto esame l'avrò passato. Okay, lo dico. Sono solo due parole. Tolto il dente tolto il dolore, no?
Sono innamorata.
Mannaggia a me e ai miei stupidi ormoni femminili del cavolo, sta volta è un maschio. Maledetto sia lui e il suo dannato accento. Ma ultimamente non posso negarlo, è anche grazie a lui che vedo tutto molto più colorato, e tutte le sfumature dei capelli di giapponese a Ca' Foscari non sono nulla in confronto. Davvero, ogni suo sorriso è come uno scoppio di allucinogeni nel mio cervello, che creano istantaneamente il trip più colorato e felice del mondo.
Anzi, dirò di più. Ultimamente la mia testa è così fricat e cap che mi sembra di avere una centrifuga in testa, e che nero, bianco e colorati siano mischiati, senza possibilità di dividersi più, anche se utilizzassi uno di quei portentosi acchiappa colori.
Anzi, dirò di più. Ultimamente la mia testa è così fricat e cap che mi sembra di avere una centrifuga in testa, e che nero, bianco e colorati siano mischiati, senza possibilità di dividersi più, anche se utilizzassi uno di quei portentosi acchiappa colori.
Di un’ultima cosa voglio parlare, prima di
chiudere questo post, e purtroppo non è molto colorato, e renderà tutto un
pochino più triste. Questa cosa era bianca e nera, e si chiamava Stringa. Mi
sembrava giusto parlare di lei, la mia gatta, che non potrò più vedere ora.
E’ curioso. Il giorno in cui abbiamo
seppellito Stringa ha cominciato a nevicare. Era da novembre che aspettavo la
neve a Lovere eppure nevicò solamente quel giorno. Quasi a consolarmi. Quasi a
dire “Ehi, guarda che non può essere tutto così nero, vedi?”
Lo so, lettori, sembrerà una cosa stupida e
patetica che io scriva per il mio gatto morto ma non potete capire quanto mi
mancherà vedere la sua coda ritta e il suo saluto ogni volta che arrivavo a
casa dall’università, e mi mancherà averla sulla pancia mentre leggevo, e
sentirla spostare sui piedi dopo un po’ che avevo spento la luce, perché – lo
so, sembra assurdo – aspettava che mi addormentassi. Mi mancherà sentirla
galoppare per il salotto facendo friiiiiiii, e mi mancherà il suo saggio sguardo
felino che ha vissuto dieci anni.
E’ curioso. Il giorno in cui abbiamo
seppellito Stringa nevicava e non pensavo avrei trovato neanche un fiorellino
da mettere sulla terra smossa. Invece, proprio lì accanto, c’era un cespuglio
mezzo secco di ortensie. Era tutto, completamente rinsecchito. A parte un solo
mazzetto di fiori, rosa. Un rosa pallido, ma che stagliava con forza contro il
pallore della neve. Come a dire:
“Ehi, guarda che non è mai tutto o bianco o
nero. Andrà tutto bene, ci sarà sempre un mazzetto di ortensie rosa pallido che
ti tirerà su in qualsiasi situazione.”.
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