giovedì 13 luglio 2017

Solo Travel (non poi così solo, in fondo)

Vinh

Quando ho prenotato un "Hard Seat" su un treno vietnamita non intendevo questo. Cioè, okay, in realtà non sapevo cosa intendessi veramente, ma di sicuro non delle simil - panchine in legno come sedili sui treni! Questo mio primo viaggio in solitaria si sta dimostrando particolarmente avventuroso già dal suo incipit. 
Ma partiamo dall'inizio! 
Onorando la mia decisione di visitare almeno una località vietnamita ogni weekend, nel fine settimana tra l'otto e il nove luglio - Compleanno della mia geme Andrea Speciale, auguri geme! - sono andata a Ninh Binh, a sud di Hanoi. Per inaugurare questa prima avventura di Beatrice sbarbina allo sbaraglio sto tenendo un diario di bordo. C'è da dire l'avventura non è cominciata nel migliore dei modi, con la stagione delle piogge (che ora, per comodità chiameremo 梅雨) che imperversa, rendendomi quindi l'arrivo in stazione particolarmente ostico. Ma le sventure sono appena cominciate! Appena salita sul treno mi rendo conto che, scorrendo le carrozze, scendo sempre di più verso  la povertà. Finchè non arrivo alla carrozza 1, la mia. Dove i sedili sono sostituiti da simpatiche panche di legno (allego foto esplicativa). Nonostante questo, sono numerate, e il mio posto è il posto 21.

Che è ovviamente occupata dall'UNICA FAMIGLIA DEL VAGONE COL BAMBINO CHE URLA DISPERATO. Penso, nessun problema, mi metto in un altro posto, tanto il vagone è semi vuoto. 
Ahahahahaha no.
Arriva il legittimo destinatario del posto a sedere, che, giustamente, mi scaccia. Una giovane signora che fino a quel momento mi aveva guardato interessata, mi indica il mio posto, quello occupato dalla bestiolina. Forse è stato il mio sguardo disperato, forse sono state le urla disperate del lattante, non lo so. La giovane donna, Vinh, mi offre posto vicino a lei. Non solo, dopo quale minuto Vinh mi porge il suo iPhone, che recita:  "Do you travel? I can't speak English, I use google translate" 
Comincia così una conversazione silenziosa tra me e Vinh, che comunque dura poco poichè il suo telefono muore. 
Per ringraziarla le ho fatto ascoltare un po' di musica italiana con cui sono fissata ora - Cosmo, Mannarino, Giorgio Poi volevo farle ascoltare i Verdena ma sono difficili - non so se abbia apprezzato, ma sorrideva.
Ora Vinh dorme, lei andrà più a sud rispetto a me, io arriverò circa fra un'ora a Ninh Binh, dalla cui stazione spero do arrivare sana e salva in ostello. Il treno è spettacolare, la gente si accampa sotto ai sedili, con tanto di stuoiette e cuscini, ci hanno portato acqua, cibo e coperte. Sembra un'apocalisse zombie, ma più allegra.

Thảo

Sta mattina mi sono svegliata male. 
Ieri notte quando sono arrivata, all'una, l'aria condizionata era così forte che la stanza pareva permafrost (cit.). Per non dare fastidio agli altri occupanti della camera comunque, mi sono avvolta nella copertina di pile (Pile, sì, in VIETNAM) e ho cercato di dormire.
Risultato? Incubi in cui venivo attaccata dalle sanguisughe (ma poi, le sanguisughe attaccano?) più sveglia alle quattro del mattino per vomitare. Fantastico.
Nonostante questo, sta mattina mi sono svegliata attiva e operativa alle otto. Male, ma operativa, pronta per visitare i luoghi che mi sono prefissata. Mi sono messa a parlare con il proprietario del mio ostello, per farmi spiegare come arrivarci. Ovviamente, il più vicino distava 20 km, e, nonostante me l'avesse proposto, proprio non me la sono sentita di prendere una bici per farmi 40 km a/r.
E' stato così che ho conosciuto Thảo, una ragazza vietnamita che parlava un inglese sorprendentemente ottimo, e che aveva lasciato il suo lavoro alla nestlè (le lobby, le multinazionali, governo ladro) per viaggiare in Vietnam. Dietro di lei in motorino mi sono fatta la lunga strada che porta a Chùa Bái Đính, la pagoda più alta di tutta l'Asia, un po' deludente poichè per arrivare alla cima bisognava prendere l'ascensore mentre io ero pronta per la scalata.La cosa simpatica che mi è accaduta durante tutta la giornata di oggi, sono state le attenzioni vietnamite per e strana creatura occidentale, il cui primo episodio è accaduto proprio a Chùa Bái Đính.
Mentre io e Thảo stavamo facendoci delle foto, si avvicina un gruppo di giovani ragazzi e ragazze vietnamiti che ci osserva. E ci osserva (niente di strano fino a questo punto) ancora per parecchio tempo, finché una delle ragazze non chiede a Thảo qualcosa in vietnamita. Questo qualcosa si rivela essere una richiesta di foto con me. Ma hei, niente di strano sul serio, tutto nella norma, mi capita spesso che la ggggente si voglia fare foto con me.
Ma non per mezzora.
Non con OGNI membro della compagnia, in pose diverse.
Lato positivo dell'incontro: alla fine del nostro nuovo book fotografico, senza una ragione ben precisa, mi hanno regalato dei brick (sei) di latte al cioccolato. Così, a random.
Il mio secondo momento di popolarità della giornata è avvenuto durante la gita sulle barche caratteristiche di Tràng An, attraverso le risaie e le vallate della regione di Ninh Binh. Le barche procedevano lente, quasi sonnacchiose, mentre le vecchie signore remavano coi piedi e con le gambe, senza mostrare apparentemente segno di fatica. Anche l'acqua stagnante, con i suoi fiori di loto, le sue ninfee, le libellule che volano a rallentatore, tutto sembrava in preda ad una sonnolenta siesta pomeridiana. La giovane guida, cantando una dolce nenia verosimilmente sulla città di Ninh Binh, ci ha guidato fino ad un piccolo villaggio di pescatori (su terraferma) dove tutta la comitiva si è un po' ripresa, ascoltando la spiegazione della storia del posto.
Essendo quest'ultima in vietnamita, il mio interesse era in realtà abbastanza relativo, per cui mi sono messa a fotografare insetti.
E' stato solo dopo una decina di minuti che mi sono accorta che tutta, ma TUTTA, la mia comitiva mi stava osservando, curiosa. Venti persone, tutte viet, che mi guardavano rapiti e affascinati, in silenzio. Mi sorridevamo, incantati. Solo grazie a Thảo, che mi ha proposto di fare una foto assieme, sono riuscita ad uscire da quella situazione. Lei stessa, pochi secondi dopo, mi disse in inglese "That was creepy. Suddenly everyone was just staring at you."
Sì, cara Thảo, me ne sono accorta, speravo che tu sapessi il perchè.
Comunque, dopo questo episodio, una ragazza del gruppo si sarà fatta una cosa come venti selfie solo con me. Senza intavolare nessuna conversazione, voleva solamente che apparissi nelle sue foto come arricchimento e questo era reso palese anche dal fatto che prima di farsi le foto con me mi volesse mettere nella posizione che lei preferiva e mi sistemasse i capelli a sua discrezione. Sì. L'ha fatto. Tutte le volte.
Ad ogni modo, questo deve essere stato il culmine di popolarità che potevo raggiungere oggi, poi mi hanno lasciata in pace e non ho più dovuto fare selfie con nessuno, anche perchè la tappa successiva, nonché ultima tappa di oggi, è stata la scalata alle grotte di Hang Múa (in realtà non ho visitato le grotte, ho salito solo la lunga scalinata che portava alla vista panoramica delle risaie) posto per lo più frequentato da altri occidentali. Che dire su Hang Múa? Innanzi tutto è il regno delle capre. In generale Ninh Binh già lo è, ma è quando si comincia ad inoltrarsi tra gli speroni rocciosi che le capre si mostrano in tutta la loro autorità. Ti guardano, con quegli occhietti misteriosamente inespressivi, la pupilla rettangolare, studiandoti, ma mantenendosi prudentemente tra le ripide pareti pietrose che riescono a scalare - chissà come, con quegli zoccoletti inutili - senza difficoltà
Ah, comunque sta sera ho mangiato capra per cena.
Arrivare in cima comunque è valso la scalata e la dubbia compagnia ovina; è stato uno dei panorami più belli che abbia mai visto, con quelle formazioni rocciose così tipiche della campagna del Vietnam, grandi blocchi di pietra, come massi erratici aumentati proporzionalmente, che spuntano dal terreno piano come funghi, dal nulla, attraverso cui filtra la luce quando il sole sorge o tramonta, proiettandosi sulle superfici d'acqua, il fiume o le risaie. Anche attraverso le piantine di riso (piccole in questa stagione) si riesce a distinguere nettamente la linea che demarca luce e ombra, filtrata dalle colline di roccia. E le capre.
Io e Thảo ci siamo godute un po di venticello fresco che soffiava sulla cima e poi siamo ridiscese, pronte per il viaggio di ritorno.












































Marius

Campi di ananas.
Questa era la scena che mi si presentava sta mattina durante l'attraversata di sessanta km, in motorino dietro al Mr. autista che mi avrebbe scarrozzata per tutto il giorno. Avete mai visto una pianta di ananas? Io l'avevo vista all'orto botanico di Padova, ma devo ammettere che sono comunque rimasta colpita davanti alle immense piantagioni verdi-violacee che mi si paravano davanti. Uno si immaginerebbe delle palme con i frutti che crescono sulla cima, invece sono basse e piccole, come una pianta di aloe, con un solo ananas nel mezzo, come il tesoro nascosto della pianta. E i campi erano veramente spettacolari, sembrava di essere in una scenografia di un mondo alieno. 
Ad ogni modo, ho viaggiato col mio autista fino ad arrivare al parco nazionale di Coc Phuong, parco così grande (222 km, nguuulo, che anche al suo interno sono stata trasportata dal mio autista che comunicava con me esclusivamente in vietnamita (a cui rispondevo esclusivamente sorridendo serenamente) o con degli sporadici "Fo to" "Biu ti ful" indicando qualcosa. La mia prima tappa all'interno del parco è stata la "old man cave" all'interno della quale sono stati scoperti i resti umani più antichi del Vietnam.
Be', ovviamente quando ci sono entrata io i resti non c'erano, ma, come una vera esploratrice della natura selvaggia della tribù 54, sono andata all'avanscoperta senza paura né timore
Ka ka roar.
La grotta era enorme, ho visto un sacco di simpatici pipistrelli dormienti e dondolanti a testa in giù, che, scazzati dalle nostre torce e dal nostro vociare umano si sono messi a sbarbellare sbuffando per tutta la caverna. 
Dopo la grotta mi sono inoltrata nella giungla, alla ricerca del fantomatico albero millenario. Devo ammettere che nonostante all'interno della foresta il sentiero fosse segnato chiaramente, tutta la grande vegetazione della giungla fa la sua sporca figura, mette in grande soggezione. Camminare là in mezzo, sentendo solo i versi degli uccelli, delle scimmie e i rumori degli insetti (rumori più forti e insistenti tra tutti, credetemi) fa un certo ché. Ho trovato (sì, sono super orgogliosa di questo) un insetto stecco ENORME e una bellissima libellula rossa, inoltre c'erano moltissime farfalle, alcune delle quali davvero enormi, che mi facevano strada nella giungla, anche se ho letto che in primavera ce ne sono molte di più, deve essere spettacolare. In realtà ho letto anche che in questa stagione c'era la possibilità di essere attaccati dalle sanguisughe, ma va be'. Mi sono sentita super avventurosa, un misto tra Alan Parrish e Russel di Up, se avessi avuto un machete fra i denti e una liana fra le mani mi sarei sentita ancora più a mio agio. No, okkay, sto esagerando, sbarbinella come sono, sarei stata decisamente più un Russel fastidioso e chiacchierone che un Alan. Speravo tantissimo di vedere qualche scimmia o qualche serpente in libertà, ma almeno ho le ho viste al centro di recupero delle scimmie e delle tartarughe, centri che stanno lavorando contro la tratta illegale degli animali esotici (soprattutto in cina, dove utilizzano le tartarughe per la medicina e la carne di scimmia come una prelibatezza ricercata) salvandoli e reimmettendoli in natura. Al suo interno c'erano solo specie endemiche del Vietnam (che sono più di 90, cazzarola!) tra cui anche il Cat Ba (ci sono stata, pappappero) Langur, la specie presente solo a Cat Ba, ma ormai se ne contano solo sette esemplari in natura. Io comunque una piccola donazione l'ho fatta (sono povera, sigh), se vi andasse di visitare il sito, ci potete trovare un sacco di informazioni. 
Come ho già detto, mi piacciono le scimmie. 
Ad ogni modo, dopo aver visitato i due centri sono tornata in ostello con un viaggio dai panorami spettacolari, avevo i penotti. E poi il mio autista mi ha comprato una pannocchia, quindi sono stata un'esploratrice contenta e soddisfatta. 
In serata ho conosciuto Marius, un ragazzo tedesco che mi sta facendo sganasciare dalle risate, è troppo divertente. Ci rivedremo fra qualche giorno ad Hanoi, sta viaggiando per il Vietnam, e poi forse, perchè no, andremo insieme a Sa Pa il prossimo fine settimana