NON LO SO.
Una semplice frase, composta da tre altrettanto semplici parole monosillabiche. Come può una frase tanto semplice creare così tanti problemi.
E' come un batterio, un virus unicellulare. minuscolo, ma letale.
E' come fare un disegno per cui ti impegni tanto, disegni disegni disegni, poi lo guardi e ti fa schifo. Lo guardi, ma non riesci a capire cosa c'è che non va. Saranno le proporzioni? Sarà il chiaro scuro? Sarà che come al solito ho disegnato le mani al contrario? (piccolo sfogo sulle mani: tendo a disegnare sempre la mano come se fosse girata al contrario rispetto a come dovrebbe essere, anatomicamente parlando).
La risposta però è sempre la stessa.
Non lo so.
Maledetta insicurezza. Il problema è che questa frase, questa dannata, piccola, trisillabica sentenza si sta ripetendo fin troppe volte nella mia testa. Voglio dire, ho sempre avuto la tendenza ad auto analizzarmi, o come si suol dire: a farmi-delle-stra-maledette-seghe-mentali, ma prima o poi una conclusione arrivava sempre. Invece ora, niente. Nulla. Non una conclusione, non uno scioglimento.
Certo, sono cambiate e stanno cambiando un sacco di cose: la scuola, le amicizie, i colore dei miei capelli..
A proposito, sol fronte scuola ci sono delle novità, forse. E sarebbe anche auspicabile considerando che sono passati sei mesi dall'ultimo post, e nel frattempo non solo è cominciata la scuola, ma ho fatto a tempo a finire (quasi) il primo quadrimestre e ad andare a Londra con la scuola una settimana (*w*) ma di questo parleremo più tardi.
Iniziamo con l'agognato argomento università. A proposito di ciò aprirò un breve capitolo intitolato:
Non Lo So.
Che sorpresa eh?
Allora, mentirei se dicessi che non ho fatto progressi nello schiarirmi la mente. Diciamo che non sono decisamente sicura al 100%, ma siamo ad un buon 70%, o se proprio 68%. Premettiamo che più vado avanti nella mia carriera scolastica più mi rendo conto di due cose: primo, voglio SAPER disegnare. Ce l'ho nel sangue, non è una di quelle passioni passeggere, io voglio disegnare da ché ricordo. Ora, potrà anche sembrare una cosa poco modesta da dire, ma è così. E se non lo farò mi sentirò per tutta la vita come se avessi bruciato una possibilità, come se non ci avessi neppure provato. Secondo: non ho neanche intenzione di buttare via le lingue. Quindi, come si può vedere, ho messo in primo piano Li e Di (LIngue e DIsegno) e lasciato un po' in disparte Via e Fo (VIAggi e FOtografia), anche se in realtà Via e Li sono legati, se non strettamente, almeno un po'. Per cui l'unico a rimetterci veramente qui è Fo.
Povero, povero Fo.
Tuttavia (e ora smentisco tutto ciò) forse potrei aver trovato la soluzione per mettere da parte il meno possibile tutti e quattro i miei pargoletti FoDiLiVia. Questa sarebbe: ABA di Verona (ABA sta per accademia delle belle arti).
Boom. Vi starete dicendo: "Ma come!" "No, non può farlo!" "Getterà ai broccoli l'inglese e il tedesco!" "Ommioddio la mia vita ha perso ogni significato!" No! Non disperatevi mie cari ed amati lettori, le lingue saranno salve perchè sembrerebbe (e ripeto: sembrerebbe) che la'accademia a Verona sia un po' più "aperta" alle altre materie e permetta lo studio anche di quelle al di fuori dell'ambito artistico (e io ovviamente aggiungerei matematica e fisica al mio corso di studi) (naaah, scherzavo, inglese e tedesco, non so se avevate capito la burla).
Sarebbe perfetto, no? Già, ora però bisogna solo verificare che QUESTO non sia tutto una burla, e che si possa davvero fare quello che mi piacerebbe, e che metterebbe inseme FoDiLiVia.
Ma ora chiudiamo anche questo mini capitolo.
Piuttosto, parliamo di Londra. Una parola:
LONDRA.
Cioè, non ci sono altre maniere per descriverla. Sarebbe come descrivere Tuebingen. Una parola: Tuebingen. Ma se devo proprio lo dirò: Londrà è una città piena, frenetica, meravigliosamente colorata, piena di diversità, e, se proprio devo dirlo, un tantino sopravvalutata. Londra è luminosa e luccicante come una palla stroboscopica in una discoteca durante la notte, sonnacchiosa e sporca come una discoteca di giorno. Luminosa, ma senza sole, il bianco delle nuvole inonda tutto ciò che vedi, e nei pochi momenti in cui un raggio di sole riesce faticosamente a sbucare dalla coltre greyish, tutto pare assumere una bellezza nuova. La gente non fa caso a te, ti ignora. La gente non fa caso a te, ti rispetta.
Londra è una città specchio, come quasi tutte le grandi città, ma Londra lo fa in modo più sottile, più sublime anche.
Detto ciò, la nostra famiglia (mia di Laura e Federica) era dolce e carina, e avevano un cane, Benji. Abbiamo avuto degli ottimi rapporti e (cosa molto importante) il cibo era squisito. Grazie, Helina (se si scrive così). Ora, posterò le foto che mi piacciono di più del viaggio qua sotto.
Avrei voluto postarle tutte.
Ma sono 445.
Ebbene sì. Ho visto un Dalek a Londra.