giovedì 30 gennaio 2014

Non saprei proprio che titolo dare a questo post (ma, così facendo, l'ho deciso).

NON LO SO.
Una semplice frase, composta da tre altrettanto semplici parole monosillabiche. Come può una frase tanto semplice creare così tanti problemi.
E' come un batterio, un virus unicellulare. minuscolo, ma letale.
E' come fare un disegno per cui ti impegni tanto, disegni disegni disegni, poi lo guardi e ti fa schifo. Lo guardi, ma non riesci a capire cosa c'è che non va. Saranno le proporzioni? Sarà il chiaro scuro? Sarà che come al solito ho disegnato le mani al contrario? (piccolo sfogo sulle mani: tendo a disegnare sempre la mano come se fosse girata al contrario rispetto a come dovrebbe essere, anatomicamente parlando).
La risposta però è sempre la stessa.
Non lo so.
Maledetta insicurezza. Il problema è che questa frase, questa dannata, piccola, trisillabica sentenza si sta ripetendo fin troppe volte nella mia testa. Voglio dire, ho sempre avuto la tendenza ad auto analizzarmi, o come si suol dire: a farmi-delle-stra-maledette-seghe-mentali, ma prima o poi una conclusione arrivava sempre. Invece ora, niente. Nulla. Non una conclusione, non uno scioglimento.
Certo, sono cambiate e stanno cambiando un sacco di cose: la scuola, le amicizie, i colore dei miei capelli..
A proposito, sol fronte scuola ci sono delle novità, forse. E sarebbe anche auspicabile considerando che sono passati sei mesi dall'ultimo post, e nel frattempo non solo è cominciata la scuola, ma ho fatto a tempo a finire (quasi) il primo quadrimestre e ad andare a Londra con la scuola una settimana (*w*) ma di questo parleremo più tardi.
Iniziamo con l'agognato argomento università. A proposito di ciò aprirò un breve capitolo intitolato:

Non Lo So.

Che sorpresa eh?
Allora, mentirei se dicessi che non ho fatto progressi nello schiarirmi la mente. Diciamo che non sono decisamente sicura al 100%, ma siamo ad un buon 70%, o se proprio 68%. Premettiamo che più vado avanti nella mia carriera scolastica più mi rendo conto di due cose: primo, voglio SAPER disegnare. Ce l'ho nel sangue, non è una di quelle passioni passeggere, io voglio disegnare da ché ricordo. Ora, potrà anche sembrare una cosa poco modesta da dire, ma è così. E se non lo farò mi sentirò per tutta la vita come se avessi bruciato una possibilità, come se non ci avessi neppure provato. Secondo: non ho neanche intenzione di buttare via le lingue. Quindi, come si può vedere, ho messo in primo piano Li e Di (LIngue e DIsegno) e lasciato un po' in disparte Via e Fo (VIAggi e FOtografia), anche se in realtà Via e Li sono legati, se non strettamente, almeno un po'. Per cui l'unico a rimetterci veramente qui è Fo.
Povero, povero Fo.
Tuttavia (e ora smentisco tutto ciò) forse potrei aver trovato la soluzione per mettere da parte il meno possibile tutti e quattro i miei pargoletti FoDiLiVia. Questa sarebbe: ABA di Verona (ABA sta per accademia delle belle arti).
Boom. Vi starete dicendo: "Ma come!" "No, non può farlo!" "Getterà ai broccoli l'inglese e il tedesco!" "Ommioddio la mia vita ha perso ogni significato!" No! Non disperatevi mie cari ed amati lettori, le lingue saranno salve perchè sembrerebbe (e ripeto: sembrerebbe) che la'accademia a Verona sia un po' più "aperta" alle altre materie e permetta lo studio anche di quelle al di fuori dell'ambito artistico (e io ovviamente aggiungerei matematica e fisica al mio corso di studi) (naaah, scherzavo, inglese e tedesco, non so se avevate capito la burla).
Sarebbe perfetto, no? Già, ora però bisogna solo verificare che QUESTO non sia tutto una burla, e che si possa davvero fare quello che mi piacerebbe, e che metterebbe inseme FoDiLiVia.
Ma ora chiudiamo anche questo mini capitolo.
Piuttosto, parliamo di Londra. Una parola:
LONDRA.
Cioè, non ci sono altre maniere per descriverla. Sarebbe come descrivere Tuebingen. Una parola: Tuebingen. Ma se devo proprio lo dirò: Londrà è una città piena, frenetica, meravigliosamente colorata, piena di diversità, e, se proprio devo dirlo, un tantino sopravvalutata. Londra è luminosa e luccicante come una palla stroboscopica in una discoteca durante  la notte, sonnacchiosa e sporca come una discoteca di giorno. Luminosa, ma senza sole, il bianco delle nuvole inonda tutto ciò che vedi, e nei pochi momenti in cui un raggio di sole riesce faticosamente a sbucare dalla coltre greyish, tutto pare assumere una bellezza nuova. La gente non fa caso a te, ti ignora. La gente non fa caso a te, ti rispetta.
Londra è una città specchio, come quasi tutte le grandi città, ma Londra lo fa in modo più sottile, più sublime anche.
Detto ciò, la nostra famiglia (mia di Laura e Federica) era dolce e carina, e avevano un cane, Benji. Abbiamo avuto degli ottimi rapporti e (cosa molto importante) il cibo era squisito. Grazie, Helina (se si scrive così). Ora, posterò le foto che mi piacciono di più del viaggio qua sotto.
Avrei voluto postarle tutte.
Ma sono 445.


























 Ebbene sì. Ho visto un Dalek a Londra.











































martedì 20 agosto 2013

Vorrei essere una libellula. Le libellule non scelgono l'università.

Okay. Sapevo che questo momento sarebbe venuto, ma ora e TROPPO presto!
Devo scegliere l'università. 
Il problema è, che non ho l'assoluta idea di cosa potrei fare dopo il liceo. Voglio dire, okay, ho studiato lingue. Ciò significa che teoricamente, dopo le scuole superiori dovrei continuare tranquillamente per la mia strada e fare chessò, lingue, lingue orientali, interprete etc. E devo dire che lingue orientali e interprete non mi dispiacerebbe come scelta. Tuttavia ho sempre pensato che dopo il liceo sarei finalmente riuscita a seguire la mia passione, ovvero il disegno. Ora poi, se ne sono aggiunte altre di passioni, quella della fotografia e quella del viaggiare. Se solo ci fosse un indirizzo universitario chiamato "indirizzo grafico fotografico linguistico per chi vuole viaggiare" be', state certi che non avrei alcun dubbio.
Ma da quando la vita è così facile?
Infatti, come avrete immaginato, non esiste alcun indirizzo del genere. Purtroppo. Ad ogni modo sto cercando delle università che soddisfino tutti, o comunque, la maggior parte dei miei desideri. A questo proposito aprirò un capoverso dedicato ai miei dubbi universitari.

I sogni son desideri non quando questi riguardano le università.

Allora, i miei desideri e sogni sono come ho detto prima: Disegno, Fotografia, Lingue e Viaggiare. Per comodità abbrevierò queste parole con le sigle, Di, Fo, Li, Via. (Oltre tutto "fo di lì, via!", nel mio dialetto vuol dire: "Fuori da lì, via!")
1^ opzione: IED a Milano. Università di moda, fotografia e pubblicità che oltretutto fa lezione in lingua inglese e propone numerosi stage all'estero. Nessun test. Perfetto. Unico inconveniente? Il prezzo. Sono dai 7000 agli 8000 euro per il primo anno (variano ogni volta) e crescono poi. Nonostante mia mamma mi abbia detto che lei mi vorrebbe far frequentare questa scuola, mi sentirei troppo in colpa se le facessi spedere così tanto, anche aiutandola, col lavoro in pizzeria che ho trovato per l'estate prossima. Ma rimane una delle università che mi piacciono di più. FoDiLiVia.
2^ opzione: Università fumettistica. Anche questa opzione mi piacerebbe molto, e costerebbe meno, anche solo per il fatto che una si trova a Padova, quindi sarei apposto per la location. Il problema principale è la competitività. In questo campo ci sono dei veri e propri GENI della grafica, che possibilità ho io che non ho neppure studiato una base minima di anatomia di cavarmela? Okay, come autodidatta non sono male modestamente, ma come autodidatta. Nessuno mi ha mai spiegato nulla. Okay, mio papà e mia mamma a volte mi aiutano, e ho dei libri. Ma non posso competere con chi ha studiato per diventare fumettista/mangaka. DiLi.
3^ opzione: Interprete a Trieste. Scuola abbastanza prestigiosa con un test d'ingresso spaventoso in cui entra una persona su dieci. Cioè all'incirca 80 su 800. E già qua c'è un punto negativo. Il prezzo non è alto, non essendo privata, ma il punto è il dopo. Voglio dire, ci sono un sacco di interpreti disoccupati, o sottopagati. Mi piacerebbe diventare traduttrice di libri, ma c'è un libro ogni morte di papa, e poi ti trovi disoccupata. Ottimo. LiVia. 
4^ opzione: Lingue orientali a Venezia. Anche qui il problema della location è risolto, siccome dista solo venti chilometri da Padova. E onestamente Venezia non mi dispiacerebbe affatto come sfondo per i miei studi universitari. Dopo lo IED, lingue orientali è l'università verso cui sono più orientata perchè, be', mi permetterebbe di continuare a studiare le lingue che già so, impararne altre, e soprattutto, imparare il giapponese e andare in Giappone, un sogno di una vita *brodo di giuggiole*. Che bella parola. 

Giuggiole. 
Il problema principale di questa scelta non sarebbe il prezzo, visto che è, come interprete, statale. E come interprete il problema sarebbe il dopo. Bene, so il giapponese. E ora? C'è qualche azienda disposta a prenderti quando sai tante lingue? Voglio dire io vorrei sapere parlare: Inglese (progresso in corso), Tedesco (progresso in corso), Giapponese (No.) e Olandese (No.) anche se so che è totalmente inutile. E anche se le sapessi tutte e quattro bene (più un accenno di francese, ma proprio poco eh, nonostante sia la terza lingua al liceo, so meglio lo spagnolo), cosa comporterebbe? Non so. Li.Via.

5^ opzione: Accademia delle Belle Arti, sempre a Venezia. Location perfetta, tantopiù per un'accademia delle belle arti. Problemi? Beh, sarebbe come buttare da uno strapiombo l'inglese ed il tedesco e guardarli scendere scuotendo un fazzolettino bianco e salutandoli con la manina. D'accordo, una volta imparate non le disimpari, però serve anche pratica, ragazzi miei. Non so se all'accademia si studia qualcosa, oltre all'inglese, che, comunque, non è molto importante. 
E queste sono le opzioni principali. Ma ci sono altri problemi. Il primo è Lisa, anche se mi dispiace definirla un "problema". Non sei un problema tesoro. Sto solamente considerando tutte la varianti :) 
Dicevo, Lisa. Essendo che lei è di un anno più piccola di me (piccolina lei!) dovremo stare lontane un anno, è inevitabile. Potrei fare un anno sabbatico, o anche solo sei mesi, all'estero, così potremmo cominciare l'università insieme. Non sarebbe una cattiva idea, ma la mia paura è che dopo l'anno, i sei mesi, quello che è, non abbia più voglia di fare l'università. Intendo dire, non ho voglia di studiare ADESSO. Figuriamoci dopo che sono stata via un po', magari trovo anche un lavoro. Chi me lo fa fare di studiare? 
Okay, Bea. Prendi un respiro. Va tutto bene. Puoi farcela. Quanti prima di te l'hanno fatto? Puoi scegliere l'università. PUOI FARLO.
Certo, mi ci vuole solo un po' di tempo. Spero che un anno (l'ultimo) di liceo sia abbastanza. 
Oh, mi sono dimenticata che mi piacerebbe fare giornalismo e girare il mondo con il National Geographic e..
Basta. Bastabastabasta. Cambiamo discorso, chiudiamo il capoverso "Università" per un po'. Almeno, prima magari inizio a fare i compiti estivi per il liceo.

Ad ogni modo , durante questo periodo estivo ho avuto modo di viaggiare (e spendere tutti i miei soldi in fumetti) e fare molte foto. Quindi, come ho deciso di fare, pubblicherò qua i miei macro. 














lunedì 10 dicembre 2012

Fuck it.


Mi piaceva.

Splash.


Freddofreddofreddofreddofreddofreddofreddo. Troppo freddo.
Okay, finalmente ha nevicato decentemente, ma se all'inizio ero "OOOODDDIIOOOONEVICAASDFGHJKL!!" ora penso solo "Cazzo. Nevica. Di nuovo." E il brutto è che ormai la neve non è più la neve morbida che fa crunch crunch quando la calpesti, ma è la neve schifosa e sciolticcia che calpestata fa splash.
Il lato positivo è che il laghetto si sta ghiacciando finalmente. Ma ora vorrei aprire un breve capitolo intitolato:

Il manuale delle giovani marmotte cicliste suicide e masochiste.

Miei cari ciclisti, il primo consiglio che posso darvi è NON ANDATE IN GIRO CON LA NEVE.
Ma se proprio dovete, ecco alcuni suggerimenti che potrebbero tornarvi utili. Primo: vestitevi più pesanti che potete. Lo so, sembra scontato, ma con pesante intendo, leggins sotto i jeans, e maglioni sotto le felpe. E sciarpe, e giacche pesanti antisesso, e paraorecchie e chi ne ha più ne metta. Secondo: Se ne avete, mettete dei vestiti impermeabili. Se non ne avete, la neve vi si attaccherà addosso e quando scenderete dalla bici sembrerete simpatico pupazzo di neve. Terzo: NON truccatevi. E' importante. No, neppure un pochino. Ora vi spiego, mie giovani cicliste femminucce. La neve, ha il magico potere di finire sempre negli occhi. Non so come faccia, ma è peggio della pioggia, molto peggio. Quindi, il vostro perfetto ombretto, eyeliner, quello che volete, colerà in men che non si dica. E sembrerete un simpatico pupazzo di neve, panda.  Quarto: Evitate prati, marciapiedi, e in generale zone non battute dalle macchine. Il motivo è sempre quello: la neve. Sebbene all'inizio possa attrarvi l'idea di "ohssì, passiamo con la bici nella neve!" non fatelo. Questo è persino più importante del trucco. Ma peggio della neve, da evitare, è la neve che fa splash. E' fetente. Se proprio non potete evitarla, pedalate molto lentamente e cercate di non prendere curve strette.
Spero che tutti i miei consigli vi siano tornati utili. Sono stati tutti sperimentati in prima persona, perciò potete state tranquilli sulla loro veridicità. Infatti, sono già caduta tre volte in bici. E questo, per colpa della neve che fa splash. Maledetta neve che fa splash. Ma questo non c'entra.
Sapete cosa c'è di bello con la neve e il freddo? La festa del cioccolato. Esatto. Tubinga mi ama. O mi odia, dipende dai punti di vista. Ma tutta la città era invasa dalle bancarelle piene di ogni ben di dio. La cosa pù degna di nota era sicuramente quella dei ritter sport (Birgit mi ha portato dell'uva! Che dolce!). Primo: Dieci ritter sport da 100 g., più la borsa, costavano 10 euro. Insomma, era un affare! Voglio dire, non li paghi neppure al supermercato 10 euro, e senza la borsa! Borsa, tra l'altro, fantastica. Secondo: sempre nella bancarella dei ritter sport c'era la possibilità di fare un rittter fai-dai-te. Il mio era con le nocciole e con li zuccherini:3
Non sono rimasta solo a Tubinga, comunque. Sono andata anche a Monaco, ma come viaggio è stato un fiasco. Il motivo riguarda soprattutto Johanna. Il fatto è che lei sembra molto più matura di quello che è, perchè fisicamente dimostra decisamente più di quello che effettivamente è. E questo inganna. In realtà,  è molto meno matura. Le importa tutto quello che la gente pensa, è prepotente,vuole essere popolare, e ammira le persone che si credono superiori. Vedi sua cugina di Monaco, che nonostante fosse più piccola di me, di un anno, mi prendeva per il culo per il mio tedesco e mi giudicava per ogni cosa che facevo. Le avrei amabilmente spaccato la faccia. Ma, dato che io sono una persona sempre allegra e positiva, troviamo qualcosa di bello anche in questo viaggio! Uno: il viaggio in sé, quello in macchina. Che spettacolo. Voglio dire, distese e distese di neve, alte almeno mezzo metro. Ed erano fantastiche, anche perchè sulla superficie si formavano le ondine come quando il vento batte su una distesa di sabbia che prende la sua forma. Meraviglioso.
Due: La cugina di Jojo e la maggior parte della sua famiglia era viziata, presuntuosa etc. (e fanno i cacciatori di cervi) tranne: la bimba più piccola, con cui ho giocato tutto il tempo, la tizia delle pulizie, che aveva un sorriso stupendo e dolce, il gatto, malefico che progettava un patricidio.  Tre: Ho mangiato una pannocchia arrostita. Quattro: Ho conosciuto uno studente scambio australiano a cui la cucina tedesca piace quanto a me. Dopo tutto non è andata così male, suvvia.
Ciao, dolce dolce bimba mia! Sì, tu sei in definitiva più dolce del cioccolato. Taanto più dolce, ma va bene così, morirò di diabete, ma morirò con te. Allegra prospettiva no? No, dolce ;)