Finalmente.
Finalmente il mio computer ha ripreso a funzionare. Eh, sì, miei amati e numerosissimi lettori, non vi avevo abbandonato per darmi alla follia tedesca. Sono ancora qui, più drogata di cioccolato che mai, col cervello sempre più congelato, ma sto discretamente bene. Diciamo che dopo le vacanze d'autunno mi sento abbastanza riposata.
Foto di me in crisi per la rottura del computer:

Vacanze d'autunno, avete capito bene. Bisogna sapere infatti che in Germania le vacanze vengono fatte periodicamente ogni cinque settimane, quindi questa era legittimata chiamandola "vacanza d'autunno". Ma, ora, miei cari lettori immagino che vogliate sapere come ho passato le mie vacanze! Prima tutto bisogna sapere che ero in un paese di otto case. E non sto scherzando, ne esagerando. Erano otto fottutissime case. In mezzo alle alpi. Quindi, sì, faceva freddo. E quindi sì, non ho festeggiato granchè halloween. In compenso Johanna mi ha truccata. Avete presente Roy Lichtenstein? No? Be', avete presente quelle immagini dei fumetti dove la pelle è colorata da puntini rossi? Quelli in stile Pop-Art. Esatto, ero letteralmente coperta di puntini rossi. Che su un'opera di Lichtenstein possono anche sembrare belli, ma non su di me. Sembrava che avessi un'estrema forma di acne giovanile combinata a un caso piuttosto grave di morbillo. In compenso, dopo io ho truccato lei (Birgit mi ha appena dato un cioccolatino! Che donna dolce! *w*). Solo che io volevo fare le cose per bene, così l'ho truccata da teschio messicano di zucchero, quegli adorabili dolcetti che i messicani usano dedicare ai loro antenati durante la festa dei morti.
A cosa avrei dovuto somigliare:
A cosa somigliavo:

Tornando a parlare del paese-di-otto-case-contate, comunque, la cosa bella era che sembrava di essere in una fiaba. Oppure nella canzone di Marcella Bella "Montagne Verdi". Solo che erano verdi-bianche, per la neve. Un'altra cosa bella, è che dopo quattro estenuanti ore di viaggio, in cui avrei potuto persino dormire, dato che era buio, ma ovviamente Johanna ha tenuto la sua luce accesa tutto il viaggio e sono riuscita a dormire solo l'ultima mezzora, mettendomi in una posizione poco umana, è stata che i nonni di Johanna avevano preparato una cena a dir poco sostanziosa. Prima di tutto la zuppa di zucca. E, come ho già detto, io sono una fan delle zuppe, soprattutto se preparate da dei nonni amorevoli. Poi: L'insalata. E qui, rullo di tamburi, sono riuscita a dire alla mia famiglia che odio l'aceto! Dopo quasi due esasperanti mesi di disgustosa insalata ce l'ho fatta! Ma la parte migliore deve ancora arrivare. Crepes. Deliziose Crepes alla nutella, che sono riuscita con abilità a sottrarre allo spargimento universale di cannella prima che fosse troppo tardi. E mi sono goduta le mie due meritatissime piadine alla nutella. Ma il cioccolato dopo quel giorno è abbondato. E i miei altri-nonni-tedeschi non esitavano a darmene quanto volevo. Sono state delle vacanze in isolamento, certo ma pur sempre dolce. Okay, non proprio totalmente in isolamento. Vicino al paese-di-otto-villette-abitate-da-cacciatori-di-daini c'era anche un paese (non molto) più grande. Così, il giorno dopo siamo andate a visitarlo. Anche non contando il fatto che la sella della mia bici mi arrivava alla vita, e che quindi da seduta non toccavo i pedali e ho dovuto pedalare in piedi, la gita non mi è piaciuta gran che. Prima di tutto siamo andati in un cimitero, ma questo non mi è dispiaciuto. I cimiteri mi sono sempre piaciuti, sin da quando ero bambina, perchè mi piaceva guardare le lapidi di forma diversa e pensare che fossero porte che mi catapultassero chissà dove. Ora mi piace ancora guardare le lapidi, ma mi piace anche guardare i nomi della gente morta, e immaginarsi il tipo di vita che hanno avuto. E quando ne trovo una senza fiori mi chiedo sempre cosa abbia fatto per meritarsi questo trattamento, nessuno che ricordi l'uomo/donna che era stato. E mi viene voglia di ricordarlo, anche se non lo conoscevo, e per un periodo, in una vacanza in Liguria con mia mamma e mia sorella mi sono svegliata per una serie di giorni alle sei e andavo a passeggiare sulle scogliere pensando, e in queste mie capatine mattiniere passavo anche per il cimitero a lasciare i fiori alle persone dimenticate.
Tornando a noi, comunque, il cimitero non era nulla in confronto alla chiesa. Ora, partendo dal fatto che nel sud della Germania (la mia famiglia no, grazie al cielo) sono dei ferventi cattolici, e piazzano Gesù Cristi in croce ovunque nei campi, immaginatevi la chiesetta nel paese sperduto-di-cattolici-nello-stesso-stile-della-mia-amata-valle. Prima di tutto, aveva una miniatura della chiesa stessa nel porticato, in una teca di vetro. Ma non è tutto. Inserendo la modica cifra di venti centesimi sotto la teca di vetro, dalla nella piccola riproduzione, l'acqua cominciava a scendere dalla mini-fontanella, le piccole campane suonavano e un minuscolo pretino in toga bianca usciva dalla porta principale facendo il gesto di benedirti con le braccia. Avevano dato anche a me venti centesimi per essere benedetta dal piccolo religiosino. Sono fuggita.
E poi sono entrata in chiesa. Solo per curiosità, e non mi è piaciuta particolarmente. Troppo decorarata e opprimente. Io atea, ma non fraintendermi dio, se esisti, so che tu probabilmente trovi i gay simpatici e allegri, ma qua sotto ci fanno credere il contrario, quindi non è che mi piaccia esattamente entrare in chiesa. Ma anche se fossi etero.
Comunque, a parte la modesta compagnia del paese, in casa la gente non mancava. Cugini e soprattutto cugine abbondavano. Ma la persona con cui mi trovavo meglio in assoluto era il nonno. Lo so, può sembrare strano, ma qui i nonni sono sorprendentemente moderni. Primo: parlano TUTTI quanti l'inglese, almeno, e la mia nonna di Stoccarda parla anche il francese. In più il mio nonno del mini-paese ha uno studio che tiene tutto per sé e in cui ha fatto salire solo me e Johanna. Jojo per studiare, e me per disegnare, che stava per "voglio liberarmi un po' di tutti questi bambini ma non voglio essere scortese". Così il nonno mi invitava di sopra. E di sopra aveva una sorprendente discografia in vinile che mi ha fatto riappassionare a Peter Paul & Mary, Simon & Garfunkel e ai Beatles. Taci, Elena. Li conoscevo anche prima di te i Beatles, anche se ora sicuramente ne sai più te di me. Sta di fatto che la mia canzone preferita sta diventando"Love me do".
Vicino a dove abitavamo c'era anche il castello di Neuschwanstein, castello da cui la disney si è ispirata per il castello della bella addormentata, o di cenerentola, non ricordo, non importa, fatto sta che visitarlo è sempre stato un mio sogno. Ovviamente, era in restauro.
Ovviamente.
Ma questo non importa, perchè dopo il percorso a piedi per raggiungere il castello mi sono sentita benissimo, perchè entrando nelle mura del castello sentivo che nonostante non avessi tutti i soldi delle mie coetanee/i che possono permettersi di prendere e di andare in america, di fare il giro degli states, di non essere uno di quei giapponesi che girano l'europa in una settimana correndo come matti, stavo realizzando uno dei miei sogni, e volevo godermelo. E così è stato. Anche se ovviamente era tutto un po' in funzione turistica, (c'era lo stesso odore di Gardaland: frittelle), l'effetto di un castello così su un'altura in mezzo alle montagne ricoperte di neve era uno spettacolo fantastico.
Anche con i lavori del restauro.
Ma poi le vacanze sono finite e sono tornata a scuola. La scuola continua ad andare come andava prima, ma in famiglia sto sempre meglio. Julius, che prima era timido nei miei confronti, ora mi abbraccia e dice che sono la sua "Italienerin Schwester", sorella italiana, e anche Jojo sta diventando come una sorella. E sorella in tutti i sensi. Anche sorella che rompe le scatole in una maniera insopportabile. E sorella con cui la sera ti metti a ridere in modo incontrollato per motivi apparentemente inesistenti. Quando in realtà sappiamo benissimo entrambe che a farci ridere tanto sono state Roberta, la mosca, Bobby, lo scoiattolo enorme che porta una bombetta e Linus il coccodrillo che ama ballare. Okay, sono tutti immaginari, tranne Linus che esiste davvero ma è di plastica, e lo ammetto, lo facciamo ballare noi. Non balla da solo. Non siatene delusi.
Jojo, Bobby, e me.
Lo scorso weekend poi, è venuto mio padre a trovarmi. Abbiamo visitato un po' la città, che gli è piaciuta molto, Stoccarda, e un altro castello, che ho trovato meno turistico dell'altro che ho visitato, e altreattanto bello. Ovviamente, non poteva mancare di perderci almeno una volta.
Lo chiamano castello nella nebbia. Chissà perchè.

E' successo andando a Stoccarda. Ora, dovete sapere che qui ogni paese di un certo rilievo ha le sue frazioncine intorno. Come Pfaeffingen, dove abita Louise. O Dettingen, frazione di Rottenburg dove doveva alloggiare mio papà, frazione che abbiamo comunque faticato a trovare. Bene, Stoccarda ne avrà una dozzina di quelle maledette frazioni. E noi, siamo usciti ad OGNUNA di esse, prima di capire che la strada giusta da seguire era quella dritta. Dannatissime, pittoresche, frazioncine. Ad ogni modo, l'unica cosa che si può fare a Stoccarda è shopping. Non è antica né lontanamente bella quanto la MIA città, artisticamente parlando. In più oggi era il giorno di San Martino. La storia narra (Birgit docet) di San Martino, che, entrando in città, trovò un mendicante nudo (tutto nudo!) e per scaldarlo gli diede metà del suo cappotto che tagliò con la spada (metà, che taccagno!). Ora, bisogna sapere che in città cercavano qualcuno che diventasse vescovo, e tutti additarono quel taccagno di Martino. Ma Martino non voleva. Invece gli altri sì, e insistettero, facendo scappare il povero tirchio.'Sto Martino proprio non ne voleva sapere di diventare vescovo, così si nascose nella stalla delle oche. Le ochette però, che dormivano beate, non si aspettavano la visita dell'avaro, e iniziarono a starnazzare insistentemente. Questo attirò l'attenzione dei villici, con le torce nella notte, trovarono e presero quel poverino di Martino e lo fecero vescovo, che lo volesse o no.
Da quel giorno, il 14 novembre, i bambini vanno in giro con torce di carta (sotto casa mia, sono dolcissimi!). E si mangia l'oca.
Ma io mi sono limitata allo zucchero filato delle bancarelle.
Ma oggi, era anche il compleanno di mio papà! Auguri papà! E se oggi è il compleanno di mio papà, vuol dire che siamo già a metà Novembre! Oh, mio dio, il tempo passa velocissimo. Ancora poco più di un mese e tornerò in Italia, dannazione. E questa cosa è bella e triste al tempo stesso. Okay, so che manca ancora parecchio, però mi sento in vena da sentimentalismi da migrante, per la serie spettacolo-della-Cardinale (la mia insegnante di teatro). E, a parte tutto, mi piace stare qua. Okay, avrò i suoi difetti, tipo il fatto che nessuno mi abbraccia ogni tanto, e che i miei compagni di classe hanno il cervello di una scimmia cappuccina o di un gibbone, però ne vale la pena.
Chissà cos'è cambiato in Italia. Beh, sulla mia classe sono informata. Ho le mie informatrici, una in particolare, e so che è cambiata poco. Ma su una cosa posso stare certa che sia rimasta la stessa, se nonn migliorata, e sappiamo tutti di cosa sto parlando. Del cioccolato!
Ah-ha, scherzo, di Lisa, ovviamente.
Il pensiero che la rivedrò è quello che mi esorta di più a tornare in Italia, anche se ormai mi mancano tutti ufficialmente. E, dio, lo so che l'ho già detto, ma continuo a ripeterlo: E'. Sempre. Più. Fottutamente. Bella.
Ma non poteva diventare così carina mentre ero in Italia, dico?! Non che prima non lo fosse ovviamente. Ma sembra che mi stia tentando di tornare a casa tutti i giorni. Cosa che, a pensarci bene, potrebbe anche fare. Meno male che la rivedo presto. Anche se spero che la sua metamorfosi bea-torna-guarda-come-sto-diventando-bella continui, se può essere più bella di così. Anzi no.
E' perfetta.