Perchè devo sempre dire addio a qualcuno?
Che spono.
Okay, magari "dire addio" non è l'espressione più adatta in questo frangente, ma dire "salutare qualcuno che non si vedrà per un periodo di tempo indeterminato" è troppo lungo e non rende tutto lo strascico di tristezza e di cuore spezzato che lascia addosso. Non fraintendetemi, ci sono addii più spezza-cuore di altri.
Secondo me i parametri per misurare il spezza-cuorismo (studio lingue, posso permettermi di coniare tutti i neologismi che voglio) sono tre:
1. L'affetto che si prova per la persona che si lascia/da cui si viene lasciati;
2. La sicurezza del rapporto con quella persona;
3. Il tempo breve/lungo/indeterminato della separazione.
Un lungo viaggio porta sempre una nuova famiglia e una nuova separazione. Per questo non posso dire mai di sentirmi veramente a casa da nessuna parte e di voler sempre ripartire, alla ricerca di cosa poi, boh. Dietro magari ci sta tutto lo sfizio per l'esplorazione, la curiosità, il mondo nuovo. Ma anche tutte quelle piccole feritine al cuore che ti lascia la separazione. Perchè, diciamoci la verità, sono un'inguaribile sentimentale.
Vorrei che nessuna delle persone a cui mi affeziono uscisse mai dalla mia vita, e i viaggi sono una parte marginale delle motivazioni per cui i rapporti si sfaldano.
E, per quanto mi sforzi, certe persone non usciranno mai dai miei pensieri e cercherò sempre di ritrovare il rapporto perduto.
Allora direi:"Ho comprato una macchina friggitrice, per i brutti pensieri, e ce li ho messi dentro." Tanto poi fritto è buono tutto, no?
Ci sto lavorando.
A proposito di fritto, continua il mio favoloso food journey con una nuova peculiarità:
Scorpione fritto! Nonchè, in realtà altre delikatessen come cavallette, grilli, cicale, cimici e larve di formica. Devo dire che è stato meno traumatico del previsto, anzi, non mi ha dato particolari problemi mettermi in bocca una creaturina saltellante e croccante. Finchè non pensavo a cosa avessi in bocca. Infatti le cimici proprio mi hanno fatto un certo chè.
Ma nel complesso, cavalle e soprattutto GRILLI erano davvero delicious.
Per una cena di lavoro invece ho magiato cambogiano; non male, ma mi aspettavo di meglio. D'altra parte penso assaggerò del vero cibo cambogiano in Cambogia... Visto che sto progettando di andarci nella mia ultima settimana di lavoro!
*Neon colorati*
Due settimane fa sono stata sull'isola di Cat Ba, un posto caratteristico per i villaggi galleggianti dei pescatori, una cosa che non pensavo esistesse. Tutte le casette sono costruite su piattaforme quadrate, come se ognuna avesse il proprio giardinetto, e ci si sposta da una casa all'altra tramite dei ponticelli o delle barche, tutte coloratissime. Non so come facessero con l'acqua corrente, ma sono certa che ci fosse l'elettricità, visto che ogni casetta aveva la parabola per la televisione. Sull'isoletta di Monkey Island ho finalmente avuto l'occasione di vedere le scimmie (sto urlando interiormente), e ho deciso che ne voglio vedere altre.
Mi piacciono le scimmie.
Ma soprattutto, finalmente, sono stata un po' a sponzo in acqua a rilassarmi, senza pensieri per qualche attimo. Avete presente quando vi immergete, al mare, e tutto quello che sentite sono i sassolini e la sabbia che si fanno attrito in preda alle onde? Ecco, amo quella sensazione di vuoto in testa. Ci voleva proprio.
"Ma come, lavori in camera di commercio da tre settimane e già pensi alle vacanze?" direte voi. Be', di fatto devo organizzarmi prima se voglio girarmi un po' di Vietnam. In realtà il mio lavoro mi piace davvero moltissimo. Se prima ero un pochino dubbiosa della mia scelta di venire in Vietnam a lavorare alla camera di commercio, ora non ho più dubbi: ho fatto bene (grazie per il supporto dello sponsor Alessandro Bartolini). Ho anche un biglietto da visita con scritto trade analyst. Che fico.
Di preciso qui in camera mi danno diversi compiti ogni settimana, perciò lo trovo molto stimolante e istruttivo. La prima settimana ho creato un database online con tutte le aziende italiane produttrici di marmi e ceramiche (vanno un sacco qui in VN) e i loro contatti, poichè dalla seconda settimana ho cominciato a contattarle (e non avete idea di quante aziende marmiste esistano in Italia) per invitarle ad un evento che stiamo organizzando qui ad Hanoi in cui metteremo in contatto aziende italiane con buyers stranieri (sì, ho usato la parola buyer). La settimana seguente ho accompagnato, come mediatrice, dei direttori italiani di una ditta di trafile e rulli di acciaio per fabbriche vietnamite che le richiedevano, e, visto che il dress code richiesto era formale, non vi dico che dolore ai piedi e che caldo a fine giornata. Ad ogni modo, per quanto strano sia, mi piace moltissimo; mi piace imparare cose nuove di contesti di cui non avrei mai pensato di poter sapere qualcosa, voglio dire, non avrei mai pensato nella vita di sapere che esiste un'unione marmisti lombardi o del funzionamento di una trafila in inox (cosa che so paradossalmente spiegare in inglese ma non in italiano). Inoltre, per quanto possa sembrare stupido, mi entusiasma l'idea di poter creare attorno a me un'aura di figura professionale: pensate che in ogni contesto in cui mi trovo sono sempre la più giovane (e molto spesso anche la più bassa). Per questa ragione e per essere presa sul serio, la mia collega preferita, Thu, mi ha consigliato di dire a tutti che ho 25 anni e che sono già laureata. Come direbbe qualcuno di molto speciale, sono proprio una sbarbina.
Ma sto lavorando anche su questo.
A proposito di Thu, vorrei dedicare anche a lei e alle altre persone di Hanoi un po' di spazio. In generale, come ho già descritto nello scorso post, Hanoiani (?) sono sempre disponibilissimi. Il fatto che io sia straniera, non ferma affatto questa abitudine, anzi, forse per una questione di convenienza, tendono ad essere ancora più gentili con me proprio perchè bianca e italiana (nazionalità su cui si favoleggia in tutta l'Asia). Pensate che il mese scorso, quando rischiai di rimanere bloccata in camera di commercio a causa delle piogge torrenziali, una volta che riuscì a chiamare un taxi tramite grab, l'unico disponibile era un motorino (ovviamente) e io non avevo l'impermeabile (ripeto, ovviamente). Così il mio grabbista si fermò ad una bancarella e me ne comprò uno. Così, a caso. Oppure l'altro giorno, a cena, quando, in una bancarella di street food, non capivo cosa diamine dicesse la signorrrina della bancarella (semi- cit.). Ovviamente la strategia posso-indicare-le-cose-non-mi-serve-sapere-il-vietnamita a volte viene a meno, quindi la gentilissima signora chiamò al telefono sua (presumo) figlia solo per permettermi di parlare in inglese e di spiegarmi cosa potevo aggiungere al mio riso. Oppure ancora, ovunque guardi, basta un sorriso per riceverne un altro più grande in cambio.
E' veramente una cosa che ti scalda il cuore.
A volte sento Hanoi un po' come Bergamo. Okay, lasciatemi spiegare questa affermazione, lo so che sembra azzardata. Il tipico abitante bergamasco è il vecchio brontolone o la vecchia pettegola, votati all'utilitarismo, quindi senza nessun rispetto per l'estetismo, per le cose belle ecc. Quello che è utile si tiene, quello che è inutile si butta. La periferia bergamasca è bresciana è un infinito ripetersi di fabbriche e industrie incredibilmente dannose per l'ambiente. Non c'è da stupirsi quindi se all'inizio, un bergamasco potrà sembrare un po' brusco, pragmatico e a volte brontolone. Ma in realtà hanno un animo buono e terra-terra, senza riserve. La stessa cosa la vedo un po' nei vecchi vietnamiti.
Fine parallelismo. Eccovi un po' di foto di Hanoi:
Le persone che più mi hanno toccato il cuore qui sono state:
- Thu e Katy Perry (aka Giulia): Katy Perry è l'ex stagista italiana che per qualche tempo mi ha fatto da senpai qui in camera di commercio, ora purtroppo è tornata in Italia, e si sente, l'ufficio è vuoto senza di lei. Thu invece è la mia senpai a tempo pieno, l'unica che parla italiano in ufficio, che condivide con Katy Perry l'estrema gentilezza e disponibilità. A volte mi sento persino in colpa da quanto sono gentili. I primi tempi, soprattutto, Thu mi ha portato in giro a fare cose che altrimenti da sola non so come sarei riuscita a fare (tipo la sim vietnamita). Abbiamo anche chiacchierato di cose di cui non mi sarei aspettata da una ragazza asiatica* Comunque spero di rafforzare il nostro rapporto durante questi mesi, mi piace molto come persona.
*Perdonatemi lo stereotipo, odio fare di tutta l'erba un fascio, ma mi sono resa conto che in Vietnam (e anche più in generale in Asia) le relazioni sentimentali sono vissute, anche all'interno di un gruppo di amici, come un argomento particolare di cui parlare, peggio ancora il sesso, è un semi-tabù. Inoltre ho notato che il matrimonio è una cosa a cui si mira arrivare anche abbastanza giovani, tipo a partire dai 25 anni (stiamo scherzando? Io avrò 25 anni fra tre anni). Thu mi ha anche detto che esistono ancora i matrimoni riparatori qui in VN.
- Calder e Abigal (aka "I coinquilini"): Tralasciando il fatto che ci ho messo esattamente tre settimane a capire quale diavolo fosse il nome di Calder, sono per adesso, i miei primi coinquilini della vita (escludendo Chiappa e Speciale, da cui, be', scroccavo casa). Li adoro. Sono simpaticissimi e spassoni. Abbi è una specie di animatore di villaggio turistico, sempre attiva, sempre pronta a coinvolgere la gente in svariate attività, mentre Calder sembra sempre un cinicone e asociale, ma non è vero manco per il cazzo. Sono uscita solo tre volte con loro, per ora, ma sono sempre tornata a casa più o meno ubriaca, senza spendere troppo.
Ma che ci volete fare, qui la birra costa 5.000 ₫, più o meno 20 centesimi europei. Come fai a dire di no?
Sto lavorando anche su questo.
