martedì 4 agosto 2015

Testa riccia

Okay, ho mentito.
Avevo promesso che avrei scritto ogni mese, invece l'ultimo post risale a maggio e - guarda qua!- siamo già alla fine di luglio. Tra le altre cose dovrò scrivere questo post in tutta fretta, ma DEVO scriverlo, è una fermata obbligata, siccome domani parto per l'interrail. Esatto, miei cari lettori, domani c'è la grande partenza per quella avventura di cui ho tanto sognato, di mettermi uno zaino in spalla e girare per le città europee. Meta del nostro viaggio - organizzato prevalentemente da me e Marco, e, modestamente, siamo stati strepitosi- sono i fiordi norvegesi, a cui arriveremo fra circa una settimana. Ora come ora mi sembra di non aver organizzato nulla e di buttarmi a capofitto in un'avventura totalmente a caso, ma se mi calmo e ci penso un po', in realtà è da circa gennaio che ci lavoriamo. Adoro questa sensazione di smarrimento/nuovo che mi si para davanti, insomma, con gli altri viaggi era comunque diverso, perchè nonostante siano stati comunque spesso sulla stessa linea (in posti totalmente nuovi, e mezzi allo sbaraglio) c'era sempre qualcuno che organizzava per me, o che al massimo si faceva aiutare da me. Questa è la prima volta che organizzo un viaggio tutto all by myself. E Marco, naturalmente.
Ma parlerò dell'interrail quando questo sarà finito, ad agosto, così sarò moralmente obbligata a scrivere un altro post. Se non sarò troppo impegnata a studiare. Eh, già, perchè la sessione estiva è già finita dal primo luglio e, nonostante sia stata bravina, mi devo comunque portare un esame ad agosto. Solo uno però, dai. In realtà questo è anche grazie al merito di Wasabi e Marco, che, come due seccanti, mi hanno tenuta sempre sotto studio, e davvero, se non fosse stato per loro, penso che me la sarei cavata comunque, ma mi hanno davvero aiutata a mantenere il ritmo. E' una figata che in un solo anno, tra noi quattro (aggiungendo anche Chiappa) si sia creato un legame così forte, almeno per me, ma mi sembra una cosa condivisa da tutti noi. Anzi, meno di un anno: contando i mesi sono.. dieci mesi, neanche un anno che ci conosciamo. Eppure, sento davvero di avere un legame.. come posso definirlo, non forte, ma "speciale" per restare in tema wasabi. Non lo so, c'è feeling, c'è lunghezza d'onda (vd. post "Lunghezze d'Onda" nda).
In realtà questo fatto un po' mi spaventa, per diversi motivi.
Il primo motivo è che è già passato un anno. Voi direte: "E che spacchiu c'entra con i tuoi amichetti?"
Be', è GIA' passato un anno, ragazzi! Vi rendete conto? L'università non è come il liceo, è molto più corta, e per di più il terzo anno penso (e spero) che tutti e quattro andremo per un periodo in Giappone e quindi, tralasciando il fattore Marco per un attimo, che sarà distruttivo, significa ancora meno tempo per stare insieme. O almeno, non so quante probabilità ci siano di finire più o meno nella stessa località giapponese di anche uno dei miei tre amichetti. Da aggiungere a tutto questo il fatto che il tempo, che già è poco, passa alla velocità doppia, se non tripla rispetto a quella del liceo.
Un altro motivo è una ragione che in realtà mi fa sentire un po' egoista, quindi non giudicatemi troppo. Mi spiego meglio.Ora, bisogna sapere, che l'anno prossimo, i ragazzi (Wa Chia e Ma), andranno a vivere insieme. Questo mi ha riempito subito di una enorme giuoia, vista la precedente situazione con i coinquilini di tutti e tre. Tuttavia, col mio solito impeto distruttivo, ho cominciato a farmi film mentali nei quali, una volta io e Marco ci fossimo lasciati, per gli altri due rimanere miei amici sarebbe stato davvero difficile, vivendo sotto lo stesso tetto di Marco, e giustamente non gliene farei neppure una colpa, voglio dire, sarebbe normale ed ineveitabile. Quindi mi sento terribilmente in colpa nel dire che tutte le volte che sento quei tre dire quanto sono felici di vivere insieme l'anno prossimo, senta quella piccola punta di amarezza e di senso di esclusione. Ma non fa nulla, essenzialmente sono davvero, davvero felice, e poi comunque andrò a trovarli molto spesso non  essendo ancora - fortunatamente- single, e "vivere" tutti e quattro insieme sarà una cazzo di figata. Non essendo single.. Su Marco vorrei aprire un breve capoverso a parte, intitolato:

Snorlax
Nel caso i miei lettori non lo sapessero, Snorlax è un pokemon, in particolare è uno pokemon che nei giochi delle prime generazioni si trovava in un luogo poco adatto per riposare. Dico poco adatto perché il protagonista del gioco doveva per forza passare per il punto in cui io pokemon schiaccia il suo sonnellino, e per fare questo utilizza uno strumento chiamato pokéflauto. Ecco, utilizzate tutto questo preambolo come una metafora: diciamo che prima di incontrare Marco, nella mia testa c'era uno Snorlax che dormiva, o che per lo meno non disturbava nessuno nei rari momenti in cui si svegliava. Questo Snorlax è lo Snorlax delle Emozioni Emotive, che riuscivo a controllare tranquillamente tramite una sorta di filtro. Da quando mi sono innamorata, il filtro è andato rompendosi sempre più, e le EE sono diventate sempre più forti ed incontrollabili. Diciamo che Marco ha il pokéflauto e sveglia Snorlax. Ora, questo ha sia conseguenze positive, perchè riesco a provare felicità e gioie davvero forti, sia negative, perchè quando invece mi arrabbio, o mi intristisco lo sono il doppio. In realtà non sono ancora sicura che sia davvero così o se magari è semplicemente dovuto al fatto che dopo averlo visto per molto tempo, il non vederlo mi abbia fatto questo scherzetto. La cosa in sé non mi dispiace più di tanto, ma devo forse farci l'abitudine così da non sentirmi incredibilmente stupida e quindicenne alle prese con i primi amori e con la testa che non ci capisce nulla, come se di colpo mi si fossero arricciati tutti i capelli.

Ad ogni modo questi giorni di separazione da Marco sono stati piacevoli, voglio dire, a parte il tornare in valle che è stato piuttosto noioso, sono andata in Puglia con mia madre, che mi ha invitato circa due giorni prima della loro partenza, ma così è stato fico. La Puglia mi è piaciuta, soprattutto i paesi: Ostuni, Cisternino e Alberobello, che mi ha davvero incantata (poi modificherò il post caricando le foto), ma per quanto riguarda la Puglia poi, c'è un'avventura che devo assolutamente raccontare. Un giorno, tutta la famiglia ed io decidemmo di prendere le bici a noleggio da nostro ostello per andare in una vicina riserva naturale. L'avventura cominciò con i presupposti giusti, ma le bici non erano altrettanto pronte: il nostro campeggio ci aveva noleggiato delle bici "nuove" con comodi optional quali manubrio storto, catena facilmente soggetta alla forza di gravità e pedali rimuovibili. Quest ultimo in particolare fu un problema piuttosto sentito da mia madre e il suo attuale compagno, Bruno, mentre il mio tallone d'Achille fu il manubrio che di punto in bianco, mentre pedalavo con il sole in faccia, si piegò in avanti catapultandomi nelle frasche secche. 
Comunque non mi sono fatta nulla.
Il paesaggio era comunque stupendo. 
Mentre le ruote giravano sull'asfalto bollente, le innumerevoli piante di olenandro ondeggiavano mollemente spinte da rare alitate di vento, la strada era circondata da un patchwork di campi che variavano dall'oro del grano al rosso dei pomodori com delle spruzzate di bianco, dove sorgevano le casette intonacate dei contadini. Senza poi parlare dell'odore di salsedine nel vento che mi scopigliava i capelli e li rendeva ricci e crespi, facendomi capire come mai Caparezza sia nato con questa peculiarità. 
Comunque, a metà del nostro percorso perdemmo i primi due eroi: mia madre e Bruno, che non poterono continuare poiché entrambi avevano perso almeno un pedale. Così, mentre decidevamo cosa fare, dopo aver aspettato vicino ad un cavalcavia per circa una ventina di minuti, da là sotto spuntò un vecchio.
Esatto, un vecchio. Con un piccone. 
Ora, non so come dovrei essere supposed to reagire ad una cosa del gemre, ma prima ancora di lasciarci in qualche modo dire qualcosa, l'arzillo vecchietto si dimostrò subito molto loquace. 
"Avete bucato? Ah, anche nel nostro mio agriturismo noleggio le bici, solo che le mie funziano perfettamente, io i miei clienti li tratto benissimo infatti proprio ora sto scavando un sotto passo per loro, per evitare di farli passare dalla tangenziale, solo che la terra è dura. "
Al ritorno accurammo che il vecchio aveva davvero scavato un sottopasso, e dalle vesciche sulle sue mani constatai anche che la terra era dura come diceva. Ad ogni modo questo simpatico soggetto che non parlava altro che pugliese, ci indicò la strada per una spiaggia in cui, a detta sua: "Non potreste andare, ma se vi fanno la multa sono io a farvela, perchè quella è la mia spiaggia."
La spiaggia era davvero bella comunqur. Ne valse la pena di tutta quella fatica. 
L'acqua era smeraldina e fresca, e dopo tutta quella pedalata la cosa più bella fu minarsi a sponzo sul bagnasciuga, lasciando che i raggi del sole scottassero la mia pelle. Un'altra cosa figa è che c'erano un sacco di animali sfiziosi, tra uccelli, insetti, pesci e crostacei. Appena avrò la possibilità poi pubblicherò le foto. Anche perché dai 37 gradi della Puglia sono passata ai 9 della Norvegia e ora non riesco a pubblicarle.
Infatti pubblicherò questo post ad agosto e non a luglio,  causa pigrizia.
Ma shhh, facciamo finta di nulla.

domenica 10 maggio 2015

Cambi di Stagione

E' arrivato maggio. 
Ciò significa che è arrivata la stagione degli asparagi. Io ho sempre amato gli asparagi, in ogni possibile ricetta, gli asparagi sono la mia verdura preferita insieme alle zucchine e al mais. Tuttavia ho l'impressione che da quest anno potrei cominciare ad odiare gli asparagi, perchè asparagi significa maggio, e maggio significa esami imminenti. 
Eppure non è sempre stato maggio, fino all'altro ieri era aprile. Mi ero ripromessa di scrivere un post al mese, ma aprile mi è scappato, anche se ne sono successe di cose questo mese di aprile. E sul serio, volevo farlo, ma il mio computer ha deciso di tradirmi ora, poco prima dell'inizio degli esami, e cioè quando il computer mi serve più che mai. Grazie, computer, grazie. 
Comunque, innanzitutto sono scesa al sud, a casa di Marco. Lo so, sembra incredibile anche a me che da bombamici siamo passati a stare insieme,  e ormai sono tre mesi, ma è così bello che non mi sembra possibile. A questo proposito aprirò un breve capoverso intitolato: 

Tra sette giorni ingrasserai.

Eh, sì, ho da poco visto the Ring. Ad ogni modo, io e Marco siamo scesi a Sala il primo di aprile con l'autobus. Lo so, lo so, in autobus sembra un delirio, e, almeno, era così che mi era stato descritto dal mio amato ragazzo meridionale. Invece non è stato poi così male. Presupponendo che mi piacciono i viaggi lunghi, mi piace osservare la gente e mi piace stare con Marco, non è poi così inverosimile che l'odissea automobilistica non mi sia dispiaciuta. Inoltre, anche se viaggiavamo al sud, non ho notato nessuno dei tipici stereotipi stradali del meridione ( a detta del Campano: norme stradali inesistenti, buche stratosferiche, divani a caso in strada ecc.), mio nonno guida mooolto peggio, nonostante la sua veneranda età di 83 anni. Siamo comunque arrivati in ritardo di una buona oretta e mezza, ma come penso sarebbe successo al nord. 
Oh, che palle tutte 'ste differenze nord/sud. D'ora in poi voglio scrivere del posto dovo vive il mio ragazzo come se non esistessero tutti questi stereotipi. Come se parlassi di un posto nuovo che non ho mai visitato ma su cui non so nulla. Quindi, miei cari e numerosissimi lettori, fate finta che io nn stia parlando della Sala Consilina in provincia di Salerno, bensì di una sala remota e lontane.. chessò, una Sala in Islanda. 
Dunque Sala Islandina è un paese abbastanza piccolo, ma decisamente più grande di Lovere. Marco non la ama molto, ma a me è piaciuta moltissimo. Sala si trova sulle pendici di una valle, come la mia, solo maschile. Quindi un vallo, il vallo di Diano, a cui per comodità non cambierò il nome, nonostante si trovi ora in Islanda. La differenza tra la Valle e il Vallo è che in mezzo alla mia c'è il lago, mentre nel vallo c'è una grande distesa di campi e una deliziosa collinetta che si chiama Teggiano. Teggiano d'Islanda, ovviamente. Le strade di Sala sono piccole e a dispetto della location polare, hanno un che di mediterraneo. Mi piacciono. Amo sopratutto il colore caldo delle pareti esterne delle case, i gatti che si lavano mollemente sdraiati su tegole rosse e i lampioni. Sì, i lampioni. Non si direbbe, ma i le luminarie possono essere un interessante elemento urbanistico nelle città e nei paesi, e Sala non fa eccezione, i suoi lampioni mi piacciono in egual modo. Siccome è un vallo, dietro il paese c'è una montagna. La cosa figa della montagna è che la vegetazione è totalmente diversa dalle mie montagne: ci sono un sacco di cipressi. In più, sul sentiero che abbiamo percorso c'erano anche un sacco di ruderi e vecchie cascine, con risultato una sorta di ambiente solenne, anche un po' cupo, ma bellissimo lo stesso. 
Se a Sala abitano la madre e la sorella di Marco, il padre, sua moglie e i due fratellastri di Marco abitano in un altro paese. 
Comunque, il posto non importa, sono una famiglia con un equilibrio un po' strano, non pensavo fosse possibile mantenere dei contatti così buoni in una famiglia così grande. Mi piace da morire. Mi ricorda un po' le famiglie dei leoni, in cui le leonesse crescono i cuccioli di tutto il branco insieme, oppure, per essere un po' più fini e colti, l'ideale di famiglia platonica. Eppoi la sorella del mio ragazzo è una taura. Ha l'età di Matilde, e un po' me la ricorda, ma mi sta troppo simpatica. A parte il meraviglioso accento ISLANDESE, canta e ride un sacco. E ha una risata assolutamente contagiosa. Poi, cavolo, ha detto a che sembro una "piratessa bbona", quindi mi sta simpatica per forza. 
Ora. arriva il punto dolente. I genitori.
Non fraintendetemi, non che loro fossero antipatici, scortesi o altro eh, anzi! Sia il padre che la madre sono stati davvero gentili e oserei dire anche dolci con me. Il problema sono io. E diciamo che se mi si può perdonare -si può, suvvia- di aver rovesciato il vino sulla tovaglia bianca, e di aver rotto un vaso che "aveva più anni" della madre di Marco, forse, e dico forse eh, non mi si può perdonare di aver, ecco, massaggiato il pancino di mio suocero.
A mia difesa posso dire che Giulia, mia cognata (cainatma) mi aveva dato il permesso. 
E che c'è dietro una storia divertente.
Che bello, parlando della famiglia del mio amato uaglione tengo ripassati i nomi dei componenti dela famiglia, di cui ho sempre avuto seri problemi a ricordare i nomi in ITALIANO, figuriamoci in una qualsiasi lingua straniera. 
Ma ora passiamo al vero topic di questo paragrafo tutto dedicato all'Islanda: il cibo. Mi sembrava di essere tornata a casa nelle vacanze natalizie, quando i miei nonni fanno da mangiare per un reggimento e siam solamente in quattro o cinque, la differenza stava nel fatto che proporzionalmente era la stessa cosa, solo che eravamo il triplo e il cibo era aumentato in modo direttamente proporzionale. La cosa figa del pranzo pre-pasquale a Polla è stato il parentato. Non avendo una famiglia molto numerosa, ma più che altro molto allargata, non ho mai fatto grandi pranzi/cene con tutti quanti i parenti, Essere lì per me è stato come entrare in una di quelle commedie italiane, ma quelle belle, non quelle schifose tipo natale-a-vattelapesca, mi piaceva sentire tutto il bordello che facevano tutti quanti, amo le persone rumorose e che parlano a voce alta. In questo senso un altra cosa che ho amato dell'Islanda sono stati gli amici di Marco.
Li amo.
Sono come Marco, quindi stare con loro per me è una gioia immensa, ma la cosa che mi piace di più è che sono l'immagine stessa della SOCIALITA'. Non dico che io sia timida o faccia fatica a parlare con degli sconosciuti, anzi, mi viene piuttosto naturale. Per due o tre minuti. Poi, soprattutto se ci si trova in un  gruppo in cui tutti già si conoscono, faccio davvero fatica ad integrarmi, di solito. Ma con i soci del mio meraviglioso ragazzo è stato tutto decisamente più facile e oserei dire anche più naturale: mi includevano sempre quando parlavano, e quando non capivo qualche frase nel dialetto islandese me le traducevano.  Poi urlano (anzi alluccano), ridono, cantano, oddio, amo quando la gente canta per strada senza vergognarsi, già Marco lo faceva, e già LUI ha una voce splendida, ma anche gli altri erano tutti intonati, TUTTI. La triade magica dei best di Marco è formata dal Sig. Cachino in primis, che è una specie di genio della simpatia. Lo adoro. Poi c'è Scherzetto (letto /shkerzetto/), abbreviativo di Scherzo (sempre letto /shkerzo/) della Natura, che solo per il nome, si dovrebbe capire che tipo è. In ultimo c'è Flaaabio (letto /flæeebio/) che, per dio, suona la chitarra in un modo fantastico, e non appena la prende i mano il suo sex appeal guadagna mille punti. Quando poi si è messo a suonare Sweet Home Chicago e tutti quanti l'hanno seguito, suonando oggetti alla bell'e meglio, come una lamiera e un materasso - che, per inciso, faceva dei bassi stupendi, ed era il mio ragazzo a suonarlo - mi sono sentita davvero bene, davvero parte di qualcosa. Anche perchè eravamo in una specie di casa (... semi-abusiva, penso) in campagna, lontano da tutto e da tutti, e SENZA BERE un enorme quantitativo di alcool mi stavo divertendo e abbuottando  di risa come non facevo da tanto tempo. E ho grande stima delle persone che riescono a divertirsi così tanto anche se piove, fa freddo, non c'è alcool, e il fuoco che sta sotto la lamiera o fatica ad attaccare oppure da fuoco alla porta di legno usata come barriera. Il campano mi ha detto che tutte le "pasquette" sono così da lui, Per me che non avevo mai festeggiato pasquetta è stata una sorpresa. Da quando lo conosco rido come non ho mai fatto in tutta la mia vita.
Questo è l'effetto Marco, ramas.
Una cosa che avrebbe bisogno di un capitoletto a parte soprattutto per quanto riguarda gli amici di Marco, è la guida. Ora, no. No, da me non è normale che un sedicenne (Flaaabio) guidi la macchina. Non lo è. Punto. Quindi, non mi importa, avrò fatto la figura della scema, ma quando ho visto il mio ragazzo che si sporgeva dal finestrino di un vecchio pandino mezzo scassato mentre, con totoale nonchalance il mitico Flaaabio derapava in un micro piazzale sfiorando ogni volta sempre di più il muro e rischiando di investire due cani, mi sono messa a strillare come la peggiore delle donne in preda a crisi ormonali pre parto. Scusate.
Ad ogni modo, è meglio finire qui questo "breve" capoverso sull'Islanda, altrimenti mi dilungo troppo.

























Il Golossissimo Grottino. 







Tornare dall'Islanda a Venezia comunque è stato un vero e proprio cambio di stagione. Da pranzi natalizi, freddo e neve (esatto, neve al sud! Assurdo.) sono passata praticamente all'estate. Amo Venezia in questi periodo, sento proprio che sta arrivando il periodo estivo. Ci sono tutte le sensazioni che mi ricordano l'estate: innanzitutto le rondini. Lo so, lo so, le rondini più che altro dovrebbero fare primavera, ma da quando vado in Sardegna, le i versi delle rondini mi ricordano le passeggiate serali sulle mura di Alghero, con i colori rosa del tramonto, le rondini e l'odore di salsedine. Ora, a Venezia l'odore di salsedine c'è eccome, anche se molti tendono a rovinarne la poesia affermando che in realtà sia solamente puzzo di fogna. Mi piace un sacco anche il riflesso lucente dell'acqua sui mattoni rossi dei ponti. Adoro i mattoni rossi. Mi danno così un senso di caldo e vissuto, Mi piace passare le dita sui mattoni mentre cammino, mi da l'impressione che mi raccontino la loro storia. Un'altra cosa che ovviamente mi fa sentire l'arrivo imminente dell'estate è il caldo. In questi giorni fa davvero caldissimo. sono uscita per la prima volta in pantaloncini senza calze l'altro giorno. Con questo caldo posso aprire la finestra subito dopo aver fatto una doccia bollente e sentire l'aria fresca senza congelare. Posso sciogliere i capelli in bici e sentire il caldo attraverso i vestiti. Che goduria, e che bello sentire il sole sulla pelle nuda dopo aver fatto l'amore con Marco, stesa, nel suo letto, in totale pace dei sensi. Oppure guardarlo, mentre dorme (o FINGE di dormire, lo stronzo) con tutti i capelli sparsi sul cuscino, e il viso rilassato ma adulto. Ultimamente mi sto accorgendo di questo fatto. Ha il viso di un adulto, non di un ragazzo, e forse anche io non sono più certo una bambina. Mi piace un sacco il suo viso e il suo sguardo.
Quello che mi fa provare quel ragazzo è incredibile, e non voglio scrivere troppo, altrimenti la pena sarebbe la mia totale ScupineZone.

Glossario:
ScupineZone: Luogo astratto dove idealmente vengono relegati i peggio scupini.*
*Scupino: ¶ 1
"Sai chi è sottomesso? Tu! Scupino!"
Cit. Chiappa su Wasabi.
¶ 2 Ruolo di una persona che, per varie ragioni, anche buone, si trova sempre in uno stato di sottomissione.
Con il caldo comunque, io e gli altri tre del gruppo, Marco, Chiappa e Wasabi abbiamo cominciato ad uscire un po' di più e andare a farci qualche gita da n giorno ogni tanto, intorno a Venezia ci sono un' infinità di cose da vedere. Io e Marco già eravamo andati a vedere Burano, un isoletta carinissima in cui ogni casa ha un colore diverso e brillante, e dove si può apprendere la bellissima e commovente storia di Bepi Suà

La storia di Bepi Suà.
Bepi Suà era un vecchio eccentrico signore di Burano. Il suo sogno era quello di fare il regista, ma non avendo mai la possibilità di realizzarlo si dilettava nel proiettare nel campiello fuori da casa sua dei film all'aperto per i bambini della piccola isola in cui ogni casa ha un colore diverso. Ma sicuramente, la casa che aveva il colore più brillante, più originale era proprio quella di Bepi Suà, che ogni giorno ne ridipingeva l'esterno con colori diversi. Per questo si era guadagnato da tutto il paese il soprannome di Bepi Suà, "Bepi Sudato", per tutto il tempo che passava con colori e pennello sotto il sole, solo per regalare un po' di colore e di felicità agli abitanti di questo mondo grigio.
Anche ora che Bebi non c'è più, tutti gli abitanti di Burano lo ricordano con un mezzo sorriso e sanno indicarti con preciso dove si trova la casetta gioiosa del grande, e mitico, Bepi Suà.
Fine

Un'altra uscita pseudo romantique che ho fatto con Marco (come ho già detto, sia a me che a lui piace vedere posti nuovi, quindi tutta la mia voglia di gite è appagata) è stata quella a Villa Pisani. C'ero già stata, ma ovviamente mai con lui, e non avevo mai visto la villa dall'interno, solo il giardino, che è enorme e magnifico, e in certe zone ha anche un qualcosa di magico, secondo me. E poi c'è il labirinto, naturalmente. Siccome io sono una fidanzata modello, sapevo che l'amore mio l'avrebbe amato. E così è stato.
Con tutti gli altri poi siamo stati a Murano, che sinceramente mi ha un po' delusa, ovvero, è bellina, per carità, e bisogna dire che c'era anche una brutta giornata, però in pratica è stato come rivedere Venezia. La lavorazione del vetro è interessante, e soprattutto gratis. E poi, oh, una gita con quei tre non è mai un giorno sprecato. Mi diverto un sacco, fra noi si è creata davvero una bella intesa. All togedah siamo andati anche all'orto botanico a Padova. Peccato che Speciale là sia stato male, l'amore mio. Quest estate mi mancherà davvero tanto in Interrail. Ah, giusto! Non ho mai parlato dell'Interrail! Be', io e Marco abbiamo quasi pensato di mettere su un'agenzia viaggi, visto il talento che stiamo avendo per organizzare questo interrail. Poi magari nel prossimo post parlerò bene dei dettagli, ma per ora sta venendo una figata, soprattutto considerando chi saremo nella compagnia di viaggio: Chiappa, Marco, Sig. Cachino, Flaaaabio e Scherzetto (si spera), Sava e io. Meraviglioso. Manca solo Speciale. Mannaggia a te, Wasà, DEVI venire!
Ah giusto, in ognuno delle micro gite ho fatto un fottio di foto macro, quindi ora, miei cari lettori, ve le dovrete sorbire tutte. Ad ogni modo prima di pensare a dove andrò quest estate devo concentrarmi sugli esami, mangiare ogni asparago sulla faccia della terra e attendere il cambio di stagione.

















 Wasabi Malaticcio.























Il mio ragazzo ho un ricciolo delizioso.